#4/2014 – GUIDO BAGLIONI con Serafino Negrelli

Come accade che, nonostante la realtà industriale del suo contesto di provenienza, interrompe gli studi tecnici per dedicarsi alla storia dell’arte?

BAGLIONI_03A metà del penultimo anno dell’Istituto tecnico ho avvertito una sorta di senso di saturazione rispetto a questo contesto: in sostanza, mi sarebbe piaciuto fare qualche altra cosa nella vita. Mi sembrava peraltro normale che questa “altra cosa” fosse una vera e propria alternativa. Da qui ha trovato spazio la vocazione che ha avuto un certo peso nella mia vita: il grande interesse per le arti figurative.

Ho poi conseguito il diploma delle “magistrali”, mi sono iscritto all’Università Cattolica e mi sono laureato, con la tesi “Lorenzo Lotto in Lombardia”. ragghiantiE’ stato un periodo molto denso: studio intenso; visita a mostre, pinacoteche, chiese; letture con grande coinvolgimento delle opere di Matteo Marangoni, Roberto Longhi, Lionello Venturi, Cesare Brandi e, soprattutto, Benedetto Croce e Carlo Ludovico Ragghianti…

 Come ricorda l’esperienza e il periodo dell’Università?

Per me l’Università ha voluto dire tante cose. In primo luogo Milano, la grande e fervida città, che ho prima guardato e progressivamente capito, vissuta nella zona centrale (dove andrò ad abitare molti anni dopo). BAGLIONI_01

Nel secondo anno sono ammesso al Collegio Augustiniano, dove ho avuto una ampia opportunità di crescita e di maturità. Il collegio mi piaceva in sé, e avevamo costituito un gruppo di sei o sette persone con interessi molto diversi, con un legame di amicizia, curiosità, prospettive: tra questi ricordo Gerardo Bianco e Ciriaco De Mita; già assistenti, Gustavo Jacono e Nino Andreatta; poi c’era un direttore di grande umanità, don Mario Giavazzi, morto prematuramente.  BAGLIONI_06

L’altro evento fondamentale, tra i più importanti della mia vita, è stato l’incontro con Laura, mia moglie, che abitava a Milano e frequentava la Cattolica. Sono stati anni molto ricchi sul piano personale, di piena reciprocità. Ci siamo sposati nel 1955, un paio di anni dopo la laurea.

Cosa succede dopo la laurea?

Ottengo presto il mio primo impegno come insegnante nel grande collegio di Celana, cittadella tra Bergamo e Lecco, la cui chiesa parrocchiale ospita una splendida pala del Lotto. palaLorenzoLotto_smallIntanto, mi occupavo di storia della critica d’arte: avevo cominciato ad avere corrispondenza e rapporti con Ragghianti, che aveva anche il merito di essere stato un personaggio della Resistenza e presidente del Cln toscano: è stata la figura che ha decisamente influito sulla mia formazione, anche sul piano personale. Nel 1956 pubblico un libro proprio su Ragghianti, intitolato “La critica dello storicismo estetico”, e mi trasferisco all’Istituto con liceo classico Cesare Arici di Brescia, ancora gestito dai gesuiti, dove insegno lettere e storia dell’arte. Con Laura risiediamo però nel mio paese di origine, Gardone Val Trompia, ove nasce il nostro primogenito, Marco (il nostro secondo figlio, Angelo, nascerà a Milano nel 1960). Ma mi trovavo già in fase di cambiamento della mia vita professionale e dei miei interessi culturali…

Cosa le è rimasto di quel periodo, caratterizzato dalla dedizione allo studio dell’arte?

Quella per l’arte è stata una grande passione… mi è rimasta una sensibilità soprattutto verso il fatto figurativo, volta a capire come l’arte si differenzi da altre manifestazioni espressive, anche se oggi non sono più il rigido crociano di un tempo, che opera una distinzione netta tra poesia e non poesia, fra arte elevata e arti minori. Oggi sono convinto che in fondo ci sia un continuum: laddove ci sono i capolavori, i geni, le figure dominanti, l’espressione artistica si ripropone a molti livelli; anche la decorazione, che inizialmente può essere ritenuta un fatto puramente ornamentale, può diventare un’opera d‘arte.

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