#1/2016 – ARNALDO BAGNASCO con Francesco Ramella & Rocco Sciarrone


Su cosa stai lavorando adesso?
foto 21

Ho finito da poco la stesura di un volume dove ho provato a tracciare, con riferimento a studi precedenti, ad altri miei lavori e all’esperienza di cui ho appena detto, un “racconto analitico” (l’ho chiamato così) del cambiamento sociale dopo la guerra, con una nota anche sull’Italia. Posso dare un’idea di cosa intendo per intreccio di lavoro teorico e empirico riferendo del perché ho deciso di occuparmi nell’ultimo decennio di crisi del ceto medio e di come questo interesse si riallacci a percorsi precedenti, ritrovati come momenti analitici del cambiamento sociale. Il volume ha per titolo La questione del ceto medio, ma in realtà il suo senso vero sta nel sottotitolo: Un racconto del cambiamento sociale. ceto medio

Il fenomeno di fine secolo del titolo si può pensare come oggetto di ricerca empirica su un nuovo problema emergente, ma anche come segnale di profonde trasformazioni di stratificazione sociale, e infine anche – la cosa più interessante – come rivelatore della crisi dei modelli di regolazione economica e sociale originati dai contratti sociali del dopoguerra, che avevano considerato come tipica base sociale degli interventi un ceto medio baricentro della struttura sociale. Si tratta dunque di un tema, come dire, denso, una specie di condensatore analitico del cambiamento sociale, come dicevo vero tema del libro. Lo squeezing del ceto medio è oggi l’altra faccia delle correnti di polarizzazione sociale, di cui anche si parla nel libro. La vera natura dell’oggetto del libro, del resto, è evidente nella parte conclusiva, dedicata al gioco del rischio e della regolazione per le società del capitalismo contemporaneo, alla perdita di capacità di controllo e alle prospettive di un loro recupero.

Dati di ricerca e irruzioni in ambienti teorici diversi, in particolare stratificazione sociale e political economy comparata, sono andati di pari passo nel lavoro, fornendo anche l’occasione di mostrare come le due tradizioni teoriche diverse si sono in gran parte reciprocamente ignorate, perdendo occasioni conoscitive. Eppure era una originaria intuizione weberiana: ingranare la matrice istituzionale e le basi sociali della regolazione del capitalismo. In realtà, c’è molto da lavorare sulle basi sociali della regolazione, perché la stratificazione per certi aspetti sembra semplificarsi, ma in realtà sta molto complicandosi.

Ho parlato già troppo… aggiungo solo che dal 2002 ho la fortuna di poter frequentare un nuovo ambiente, l’Accademia Nazionale dei Lincei, dove si incontrano maestri e colleghi di discipline diverse, in una gamma ampia di occasioni di conoscenza e discussione, e dove anche trovo occasioni di impegno in qualcuna delle numerose attività.

Ancora una domanda: quali, a tuo avviso, i temi di ricerca su cui i sociologi italiani dovrebbero confrontarsi?

Sebbene in qualche caso possa anche essere utile, nel parlare di sé stessi – come ho appena fatto – c’è sempre inevitabilmente qualcosa d’inverecondo… Per fare ammenda bisogna almeno evitare di cadere nella trappola delle prediche ai giovani: solo loro sono in grado eventualmente di trovare e selezionare consigli! Lo dico anche perché nella mia esperienza ho avuto l’enorme fortuna di lavorare con bravi ricercatori più giovani di me, dai quali ho appreso molto, da quanto mi raccontavano, o cercando insieme…

Mi contraddico subito, non so resistere ad un’ultima aggiunta – del resto, Unended Quest (Popper): suggerisco loro di osservare con attenzione l’ultima foto qui proposta, perché cela una straordinaria e inattesa ipotesi di ricerca (svelata nelle note a pagina successiva, ndr) !

foto 26_sci

Posted in Interviste, precedenti, SISEC News.