Polanyi, “L’obsoleta mentalità di mercato”

Segnaliamo l’uscita del volume L’obsoleta mentalità di mercato. Scritti 1922-1957, a cura di Michele Cangiani, che riporta alcune opere inedite di Karl Polanyi, tradotte in italiano. Il libro è edito da Asterios.

Descrizione. L’interesse per Karl Polanyi continua ad aumentare nell’epoca del neoliberismo globale. Oltre mezzo secolo dopo la sua morte e tre quarti di secolo dopo la pubblicazione della sua opera più famosa, La grande trasformazione, Polanyi può aiutarci a conoscere e ad affrontare problemi attuali. Egli spiega la genesi, la particolare natura e la storia della nostra società, tenendo a precisare, all’inizio di quell’opera, che egli parla del passato per l’urgenza di pensare al futuro. Se le sue analisi restano oggetto di interpretazioni diverse e controverse non è solo per la loro profondità, ma anche per la sensibilità politica di cui sono intrise, e che sollecitano nel lettore. Resta urgente l’interrogativo da lui posto in un articolo del 1947: riusciremo ad adattare creativamente l’economia “alle esigenze dell’esistenza umana”? Questo volume, che comprende tale articolo e da esso prende il titolo, intende contribuire alla discussione su Polanyi – ma non solo – presentando suoi scritti dal 1922 al 1957, alcuni noti ma difficilmente reperibili, altri mai pubblicati o mai tradotti. Il clima culturale e politico della “Vienna rossa” – dove si era trasferito nel 1919, dopo la prima giovinezza trascorsa a Budapest – fu determinante per la formazione di Polanyi. Egli partecipò al dibattito sulla possibilità e i modi della “socializzazione” dell’economia, prospettando un socialismo democratico, capace di garantire la vera libertà degli individui, quella sostanziata dalla loro partecipazione consapevole e responsabile alla vita pubblica. Questo ideale ha come premessa la critica, in termini sistemico-cibernetici ante litteram, dell’inefficienza sociale dell’economia di mercato, delineata da Polanyi nel brano del 1922 qui riportato. Lo stesso spirito restò sempre alla base del suo studio e del suo lavoro: fino alla ricerca sulle economie antiche e primitive, da lui diretta dal 1947 alla Columbia University di New York. Il libro collettivo che ne fu il risultato, Traffici e mercati negli antichi imperi (1957), intende dimostrare l’assoluta specificità storica di una società – la nostra – basata su istituzioni peculiarmente “economiche” che ne vincolano il funzionamento e lo sviluppo. La comparazione con altri sistemi sociali impone di riformulare il concetto stesso di economia. Gli ultimi tre saggi del presente volume derivano da tale ricerca; essi vanno letti, d’altra parte, in connessione con i due che li precedono: la critica storica ed epistemologica della “mentalità di mercato” e l’ultimo capitolo della Grande trasformazione, nella versione ampliata da Polanyi dopo la prima edizione del 1944, alla quale si attiene invece la traduzione italiana dell’opera.

Questi esiti del lavoro di Polanyi si avvalgono delle sue esperienze nel periodo fra le due guerre mondiali. Egli fu giornalista – redattore, in particolare, del settimanale politico ed economico viennese Der Österreichische Volkswirt. Si dedicò, inoltre, all’insegnamento agli adulti, specialmente operai. In Inghilterra, dove si trasferì nel 1933 a causa del rovesciamento dell’atmosfera politica in Austria, tenne corsi sulla storia della società capitalistica e sull’attualità politica. A quest’ultima si riferiscono gli altri scritti qui tradotti. In essi Polanyi analizza vicende rilevanti di quella che chiamerà la “grande trasformazione”, cioè delle riforme istituzionali che hanno consentito al capitalismo di riprodursi oltre la crisi definitiva del liberalismo ottocentesco. Ciò presupponeva il superamento – avvenuto, a suo avviso, subito dopo la fine della Grande Guerra – del rischio dell’alternativa socialista. Già nella seconda metà degli anni Venti Polanyi commentava l’avvio della ristrutturazione corporativa, non solo nell’Italia fascista. Anche nella patria dell’economia liberale, in Gran Bretagna, il mercato non veniva più considerato l’unico regolatore dell’economia; con l’intervento dello Stato, si cercava di avviare la collaborazione fra le classi e la riorganizzazione di interi settori industriali. Nel decennio seguente, Polanyi constatò il compiersi della trasformazione, sotto la pressione della grande crisi, che creava una situazione favorevole al diffondersi del fascismo. Emergeva l’incompatibilità fra capitalismo e democrazia. La democrazia regredì anche nei paesi dove il fascismo venne tenuto a bada, come in Gran Bretagna. Gli Stati Uniti vissero, invece, un periodo progressista della loro storia. Polanyi dedicò al New Deal diversi articoli; particolarmente ampia e acuta è la sua analisi sulle realizzazioni della Tennessee Valley Authority.

La trasformazione corporativa assumeva insomma, agli occhi di Polanyi, forme diverse all’interno delle nazioni. Correlativamente, maturava nella politica mondiale una “guerra civile internazionale”, in cui non si trattava tanto di rapporti di forza fra potenze europee quanto della contrapposizione fra progetti di società: democrazia contro fascismo, ma anche socialismo contro capitalismo.

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