SILVIA GHERARDI con Attila Bruni (NEW!)

Nell’intervista a SILVIA GHERARDI di Attila Bruni, come matrioske russe, le domande schiudono ulteriori risposte, che generano altre domande. Si parte dalla fine, ovvero dal tempo liberato dopo il pensionamento, con quotidiane gite in bicicletta, sciate, passeggiate, quasi a risarcire la propria corporalità dei tributi pagati alla vita lavorativa: tra questi, la necessità di mettere “il corpo nell’armadio”, a fronte delle richieste di contesti organizzativi apparentemente neutrali, ma delineati sul modello del lavoratore maschio. Spunti personali per un tema che costituirà uno dei fils rouges in cui si dipanano le sue attività di ricerca, ovvero la dimensione di genere nello studio del lavoro e delle organizzazioni. Lo spazio per la ricerca e per le altre attività intellettuali è comunque preservato, liberato dai suoi aspetti più ingrati, anche nella sua attuale fase “post-occupazionale”. Non potrebbe essere altrimenti, vista la forte passione e il piacere provati dall’intervistata per il lavoro accademico, inteso come “arte della fuga e dell’inseguimento” delle idee proprie e altrui, realizzato secondo una concezione beckeriana del lavoro artistico come azione collettiva, condivisa attraverso lo scambio di saperi, esperienze, entusiasmo ed energie, tra colleghi e colleghe di diverse generazioni e contesti, empaticamente connessi dalle comuni passioni. Con loro intesse un dialogo tanto aperto alla sperimentazione e curioso rispetto a possibili deviazioni di percorso, quanto avverso alla scelta di confortevoli strade già battute e, anche per questo, più affascinato dalla ricerca qualitativa che dall’approccio positivistico, nelle forme aprioristiche e standardizzate spesso privilegiate dalle riviste internazionali mainstream. Seppure l’esperienza passata e altrui non possa insegnare – come, non senza modestia, avverte l’intervistata – può comunque prospettare alle nuove generazioni di sociologi e sociologhe la possibilità di percorsi meno scontati, ma più avvincenti.  Leggi tutto

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#1/2017: EMILIO REYNERI con Giovanna Fullin

La figura di EMILIO REYNERI, tra gli studiosi italiani della sociologia del lavoro più conosciuti, sia nella comunità scientifica, che tra generazioni di studenti formatisi sul suo fortunato manuale, è associata a rigore e linearità di percorso. Invece, nella conversazione con Giovanna Fullin, a prevalere sono le svolte impreviste imboccate dalla sua traiettoria professionale: l’ingresso nella Scuola di formazione di Sociologia aperta pochi mesi dopo la sua laurea in Bocconi; la possibilità raccolta quasi per caso di spostarsi a Catania, inattesa esperienza di arricchimento professionale e personale; le nuove occasioni che si schiudono alla sua carriera universitaria a seguito di apparenti insuccessi. L’intervista ricostruisce vincoli e opportunità del contesto storico nel quale si realizza il suo percorso di ricerca, seguendo il tema del lavoro come filo rosso: dai primi studi sull’organizzazione del lavoro, alle ricerche sull’emigrazione di ritorno, fino ai molteplici approfondimenti sul mercato del lavoro. Le riflessioni sulle varie esperienze realizzate, sia nell’ambito della ricerca nazionale e internazionale, sia nel campo delle consulenze, offrono ai sociologi (non solo economici) di domani preziosi suggerimenti: cercare un equilibrio che consenta di incrociare i problemi studiati, evitando sia il monotematismo sterile che l’inconcludente dispersione; “sporcarsi le mani” con la ricerca nel campo; adottare, a seconda delle esigenze, sia la metodologia quantitativa che quella qualitativa; accogliere la sfida dell’internazionalizzazione, partecipando a progetti o reti di ricerca internazionali e adeguandosi alla logica della valutazione tra pari.

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#2/2016 – MASSIMO PACI con Emmanuele Pavolini

Il percorso intellettuale di MASSIMO PACI, qui ricostruito con Emmanuele Pavolini, è accomimg248pagnato dall’adozione di una prospettiva storica allo studio dei processi sociali. L’imprinting di tale approccio nasce dalle letture nella biblioteca paterna e dalla frequentazione di un ottimo liceo e si sviluppa poi attraverso la frequentazione di prestigiose reti nazionali ed internazionali di studiosi: Touraine e i sociologi del lavoro a Parigi; Pizzorno e il gruppo milanese nodale nell’espansione della sociologia in Italia; Bendix e i colleghi di Berkeley, ai tempi della protesta contro la guerra in Vietnam. Reti che Paci cercherà di coltivare anche a distanza, una volta trasferitosi ad Ancona, ad esempio coi frequenti periodi di ricerca all’estero, o attraverso la partecipazione alla redazione di Stato e Mercato. La sua produzione di ricerca insiste sul riconoscimento, accanto alla coppia concettuale di Stato e Mercato – già affermata presso politologi ed economisti – del ruolo della reciprocità solidale e del Terzo settore nel funzionamento dell’economia e nello sviluppo economico. L’intervista lascia spazio anche alle riflessioni del sociologo sul suo impegno politico, vissuto più da consulente che da policy maker, e sulla sua attività didattica, ritenuta tra le più fruttuose della propria vita accademica e coltivata attraverso un sistematico “spiazzamento delle ovvietà sociali”.
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#1/2016 – ARNALDO BAGNASCO con Francesco Ramella & Rocco Sciarrone

foto 1Leggendo l’intervista di Francesco Ramella e Rocco Sciarrone si ha l’impressione che nella definizione del percorso intellettuale di ARNALDO BAGNASCO la dimensione dell’intenzionalità abbia sempre la meglio su quella della casualità. Sarà forse che il suo incontro con la nozione di immaginazione sociologica – l’atteggiamento mentale di chi riesce insieme a distinguere e collegare questioni private e problemi pubblici, provando a vivere con consapevolezza e autodeterminazione – avviene presto, prima ancora di quello fortuito con la sociologia (ad un corso complementare tenuto da Luciano Cavalli presso la Facoltà di Giurisprudenza di Genova). In ogni caso sorprende l’abilità con la quale il sociologo ligure (ma torinese per ricercata adozione) riesce a “quadrare i cerchi”, tenendo insieme passione per la ricerca e vocazione didattica; studio del particolare e visione d’insieme; speculazione teorica e impegno pratico; analisi degli sviluppi del capitalismo contemporaneo e tematiche classiche della modernità; sociologia generale e campi di specializzazione – in primis quelli della sociologia economica e urbana, nei quali realizza studi seminali per la tradizione italiana, presto apprezzati all’estero; riservata serietà e generosa ironia (vedi l’inedita ipotesi di ricerca qui suggerita alle nuove generazioni di sociologi…).Leggi tutto

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