Rinnovo degli organi sociali di ESA (European Sociological Association)

Ricordiamo alle socie e i soci di SISEC che nel corso dell’ESA Conference 2019 (Manchester, 20-23/08) saranno rinnovati gli organi sociali. Le colleghe che si candideranno per comporre l’Executive Committee sono: Teresa Consoli (già componente) (Università di Catania), Paola Borgna (Università di Torino) e Tiziana Nazio (Università di Torino).

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SISEC VIDEO- Esserci (intervista a Paola De Vivo)

La prof.ssa Paola De Vivo (membro del direttivo SISEC e Local Organizer del III Convegno Nazionale) insiste sulle iniziative di SISEC per potenziare la rilevanza pubblica e politica del nostro sapere disciplinare.

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Alessandro Pizzorno (1924-2019)

Si è spento all’età di 95 anni, una delle personalità più rilevanti della sociologia italiana e internazionale.

Ha insegnato presso importanti università italiane ed estere: Università di Urbino, Università Statale di Milano, Università di Oxford (Nuffield College), Università di Harvard, Università di Teheran e presso l’Istituto Universitario Europeo (I.U.E.) di Fiesole.

Pizzorno ha condotto importanti ricerche di sociologia economica e politica, in special modo sul tema delle organizzazioni sindacali, i conflitti di classe, la partecipazione politica.

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SISEC e SISP su valutazione della ricerca e dell’insegnamento universitario

La Società Italiana di Sociologia Economica – SISEC – la Società Italiana di Scienza Politica – SISP – hanno prodotto un documento congiunto sul tema della valutazione della ricerca e dell’Università indirizzato al Prof. Giuseppe Valditara, responsabile del Dipartimento Università del MIUR. Le due associazioni si propongono così di fornire un contributo propositivo rispetto agli orientamenti espressi dal Ministero in tema di modifica dell’attuale sistema di valutazione della  ricerca e dell’insegnamento universitario indicati dal documento informale presentato dallo stesso Valditara.

Leggi il documento  elaborato da Validatara (MIUR) su valutazione ricerca_

Leggi il documento congiunto SISEC-SISP  sul processo di revisione a commento del documento informale del prof. Valditara.

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PROPOSTA PER LA VALUTAZIONE DELLE RIVISTE DELL’AREA 14

il direttivo SISEC e il direttivo SISP hanno elaborato un documento congiunto sul tema della valutazione delle riviste dell’area 14. La proposta si propone di dare contributo di riflessione al processo di  revisione del Regolamento-Riviste che Anvur ha avviato ed è stato altresì inviato alla suddetta Agenzia di Valutazione e alla consulta di Area 14.

Scarica il testo integrale della propostaSISEC-SISP per la valutazione delle riviste (22-1-19)

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Lettera del Presidente SISEC al CUN sulla nuova LM in Data Science

Si comunica ai soci che la nostra disciplina è stata esclusa dall’elenco dei settori sociologici proposti dal CUN per la nuova Laurea Magistrale in Data Science.

Il  Presidente SISEC ha scritto una lettera aperta alla presidente del Cun, che potete leggere qui di seguito:

Gentile Professoressa Barbati,

Le scrivo per manifestarle il mio personale sconcerto e quello della Società Italiana di Sociologia Economica (SISEC), che come Presidente rappresento, nell’apprendere che nell’elenco dei settori sociologici inclusi nella nuova classe di laurea magistrale in “Data Science”, non compare la Sociologia dei processi economici e del lavoro (SPS/09). 

Questa esclusione risulta a dir poco incomprensibile alla luce degli obiettivi formativi qualificanti e degli sbocchi professionali  che si leggono nella declaratoria della LM. Chiunque abbia sentito parlare – anche vagamente – di economia digitale, quarta rivoluzione industriale, industria 4.0, sa che la capacità di mettere a frutto i big data è strettamente connessa con le dimensioni organizzative delle imprese e delle istituzioni (economiche e sociali), con le pratiche e le culture del lavoro, così come con le reti sociali e i meccanismi di regolazione dell’economia. Tutti aspetti questi che sono parte costitutiva della didattica e della ricerca praticata nei campi della sociologia del lavoro, dell’organizzazione, dell’industria e dell’economia.

Poiché non riusciamo ad immaginare ragioni di sostanza che possano giustificare l’esclusione del settore SPS/09, nella nostra associazione prende quindi corpo l’idea che tale decisione sia stata dettata da altre ragioni, che di certo colpiscono la sociologia economica in questo momento, ma che in prospettiva nuoceranno all’intera area sociologica. L’estromissione di una parte importante di essa dai processi di ridefinizione delle classi di laurea, in particolare da quella di Data Science, i cui contenuti ben si coniugano con i temi della sociologia economica, fa comprendere che le motivazioni per cui ciò è accaduto non siano riconducibili ad una dimensione di coerenza scientifica.

Questa ipotesi risulta avvalorata anche guardando alla lista – direi impressionante – di associazioni ascoltate dal CUN per definire il profilo della classe di laurea, tra le quali però non compare assolutamente SISEC, nonostante questa sia accreditata presso l’Anvur e faccia parte della Consulta delle associazioni di Area 14. Questa vicenda solleva seri dubbi sulla capacità del CUN, e dei rappresentanti eletti per l’Area 14, di rappresentare in maniera equilibrata la composizione plurale della sociologia italiana.

Sono però anche certo che questa situazione prescinde completamente dalla Sua volontà. Mi farebbe perciò piacere incontrala personalmente, per presentarle in dettaglio le “buone ragioni” elaborate dalla nostra associazione che suggeriscono una revisione dei settori disciplinari della LM in Data Science, proprio al fine di conseguire gli obbiettivi formativi e professionali che la nuova classe di laurea intende realizzare.

In attesa di una sua gentile risposta, le invio i miei più cordiali saluti.

Francesco Ramella

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Un ricordo di Aris Accornero ( a cura di Gian Primo Cella)

“Il secolo XX sarà ricordato come il secolo del Lavoro. E dei lavoratori. Un secolo possente e arcigno, dovizioso e drammatico: un secolo penetrato dal benessere e toccato dall’angoscia”. Questo l’incipit, molto citato, del libro Era il secolo del lavoro (Il Mulino, 1997) che più ha contribuito negli ultimi due decenni a rendere  conosciuti, anche in un pubblico più vasto degli specialisti, il nome  e la personalità di Aris Accornero.  E’ un inizio perfetto che evoca immagini grandiose e drammatiche, che quasi rimanda all’Angelus Novus di Walter Benjamin.  Nessun altro libro, che io conosca, è riuscito a descrivere e a interpretare con tale efficacia la vicenda del secolo industriale attraverso le trasformazioni del lavoro (operaio, ma non solo), con i connessi problemi di regolazione e di rappresentanza e con le molteplici strade della sua rappresentazione  (politica, letteraria, artistica). E’ il libro di un grande sociologo del lavoro (anche se Aris era molto affezionato alla dizione “sociologia industriale” del suo corso all’Università di Roma), forse il maggiore nel cammino di più di un sessantennio delle scienze sociali italiane. Penso che, dopo la sua scomparsa, i sociologi lo debbano ricordare proprio per questa qualità e per questa definizione. So bene che i vecchi amici e compagni di Aris, come Mario Tronti, ritengono riduttiva o fuorviante questa definizione, preferendo quella più cattivante, ma rétro, di “intellettuale della classe operaia”. Forse non hanno tutti i torti e tuttavia insisto su questa prevalente qualità pensando a come il lavoro (industriale soprattutto), fra gli oggetti della riflessione e della ricerca sociologiche, goda di uno statuto del tutto peculiare, ovvero quello di pretendere per la sua rappresentazione e per la sua valutazione, personalità che in qualche modo si differenziano dai percorsi scientifici e accademici più canonici, consolidati. E’ d’obbligo ripensare almeno a La condition ouvrière di Simone Weil. Il libro, se lo riprendiamo in mano, svela bene i caratteri della personalità dell’autore, assieme ai tratti principali del suo stile conoscitivo. Un passo nelle prime pagine ci dice molto di questo stile: “il secolo del lavoro era cominciato con il motto ‘non siete pagati per pensare’, e finisce con lo slogan ‘la qualità dipende da voi’: non male, come progresso” (p.14). Un giudizio lucido e ironico nel quale possiamo ritrovare tutta la personalità di Aris.

Nella godibilità e nella ricchezza descrittiva di questo libro ritroviamo molto del percorso di Aris, dalla condizione di operaio dell’industria a quella di stimato, consapevole e riconosciuto, professore di sociologia. Il passaggio dalla prima alla seconda condizione non è stata però permessa e facilitata tanto dalla militanza politica e sindacale e dalle attività culturali connesse quanto dalla professione di giornalista, intrapresa dopo il licenziamento “per rappresaglia” dalla Riv-Skf. Aris è stato un grande sociologo del lavoro proprio perché è stato un capacissimo cronista delle lotte sindacali e delle condizioni del lavoro operaio nelle grandi fabbriche della meccanizzazione spinta.  E’ una vicenda che mi conferma nel disagio che ho sempre provato nel sentire utilizzare nei nostri ambienti (allora come oggi) l’aggettivo giornalistico in chiave riduttiva se non denigratoria nei confronti di alcuni prodotti della ricerca sociale, un esatto pendant  dell’aggettivo sociologico nel quale indugiavano sprezzanti non pochi esponenti della cultura marxista (comunista soprattutto) ai tempi di Aris, ma non solo.   Un eloquente esempio di queste qualità giornalistiche aperte verso la conoscenza sociologica è fornito da un’opera giovanile, che ancora oggi si legge con emozione. E’ il libro Fiat confino, un curatissimo volume apparso dalle Edizioni Avanti nel 1959 nella collana “La condizione operaia in Italia”, contenente le interviste agli operai, militanti politici e sindacali, che nei tempi bui degli anni ’50 furono confinati dalla Fiat. Riporto qui la pagina introduttiva di Aris (curiosamente lasciata dall’editore come manoscritta), un piccolo brano da antologia della letteratura italiana: “Vi è stato a Torino un piccolo stabilimento che è diventato sulla bocca di molti ‘L’officina Stella Rossa’. Era una strana officina, che ebbe cinque anni di vita travagliata. La sua fredda sigla ufficiale – O.S.R.: Officina Sussidiaria Ricambi- fu trasformata dalla gente quando fu svelato cosa vi si nascondeva. Adesso è soltanto un ricordo ma rimane un importante capitolo di storia operaia, che vogliamo rievocare con il prezioso ausilio dei lavoratori che ne furono protagonisti. Ad essi ed in particolare ad Otello Pacifico va perciò il nostro più vivo ringraziamento. E ad essi va il grande merito di aver fatto dell’O.S.R. l’officina Stella Rossa.” Non aggiungo altro, se non per ricordare, che Aris ritornò dopo un cinquantennio su un altro “giacimento” che era rimasto inedito: le storie di vita dei protagonisti (uomini e donne) delle lotte al Cotonificio Valle Susa nel biennio 1960-61. E’ una ricerca condotta con lo stesso metodo della precedente alla Fiat, anche se in questo caso le interviste, condotte con un micro-registratore (fornito da Giovanni Pirelli), risultavano più ardue in quanto gli intervistati non avevano certo la consapevolezza da militanti dei lavoratori Fiat. Apparve un libro dal titolo evocativo Quando c’era la classe operaia (Il Mulino, 2011), arricchito da una raffinata analisi testuale delle interviste (svolta da una allieva, Francesca della Ratta-Rinaldi), nel quale leggiamo, ancora con emozione, non solo le storie e le testimonianze di vita, ma anche gli impareggiabili bozzetti di presentazione della situazione abitativa, dei caratteri personali, dell’abbigliamento dei singoli intervistati. Invito a leggerli se cerchiamo delle basi su cui fondare una conoscenza sociologica dell’Italia degli anni sessanta. E’ proprio per il pregio raro di questi lavori che ad Aris si potevano perdonare i residui di operaismo che comparivano, talvolta occultati, altre volte espliciti ma sempre lievi, nei suoi scritti e nelle conversazioni con lui. Certo le origini culturali e politiche, e i compagni di queste origini, non si perdono facilmente, ma era perdonabile perché era un operaismo che veniva da lontano e dalla pratica della conoscenza sociale, e perché non segnato da connotazioni ideologiche.

I modi della transizione di Aris verso la condizione di professore universitario di sociologia sono noti, ma certo vanno ricordati almeno ai più giovani, anche perché svelano un processo che fu possibile allora (Il finale degli anni ’70) ma che oggi risulterebbe quanto mai arduo in un panorama di procedure concorsuali segnato da profondi dissensi nei criteri di promozione (e di cooptazione) nonché da combinazioni di universalismo e localismo  foriere di esiti contradditori se non paradossali. Allora, come professori ordinari di sociologia economica, industriale, del lavoro, eravamo in pochi, forse una oligarchia, che comunque regolava un gruppo sociologico di non grandi dimensioni. In molti conoscevano Aris, alcuni avevano avuto (come chi scrive) occasioni molteplici di collaborazione con lui, il riconoscimento nei suoi confronti era ampio e condiviso. Quando ci si pose, su iniziativa di Guido Baglioni (il decano della disciplina), la domanda “perché no professore ordinario?”, la risposta fu rapida e l’operazione venne condotta con successo, e con la necessaria determinazione. E’ così che un sociologo di formazione anomala, inconsueta, non laureato, assolutamente nuovo all’istituzione universitaria entrò al vertice della carriera accademica. Mi raccontò Aris che quando parlò del successo al suo vecchio padre, questi replicò : “che bello, allora ti sei laureato!”. Per la laurea avrebbe dovuto attendere ancora molti anni, quando l’Università di Ferrara gli attribuì quella honoris causa, ma suo padre ormai non c’era più.

Anche i corposi studi sul sindacato e le relazioni industriali, dalla cura del volume XVI degli “Annali Feltrinelli” dedicato ai Problemi del movimento sindacale in Italia 1943-73, a La parabola del sindacato (il Mulino,  1992), sono sempre stati condotti partendo dal lavoro come condizione e come cultura.  Non sembrava amare troppo gli aspetti tecnici delle relazioni industriali, anche se in più occasioni dimostrava di conoscerli fin troppo bene. Il volume sulla “parabola” ha come sottotitolo Ascesa e declino di una cultura, e i contenuti del libro (con una bibliografia e una documentazione ricchissime) rendono molto bene le ragioni della straordinaria ascesa dei sindacati italiani, conosciuti e apprezzati in tutte le loro componenti, e del loro inarrestabile declino, che avrebbe proseguito rapido nei decenni successivi, nella incapacità di ritrovare una cultura della solidarietà che non poteva più  avere al centro, come riferimento esclusivo, l’operaio dell’industria a produzione di massa.  Comunque, “sociologo del lavoro” o “intellettuale operaio” che fosse, Aris ha operato anche come un grande organizzatore culturale, non appagato né dai copiosi riconoscimenti accademici, né dal fruttuoso conforto di una condizione passata. Basterebbe ricordare il suo impegno negli anni ’70 come artefice dei “Quaderni di Rassegna Sindacale”, trasformata nel più rilevante strumento culturale dei sindacati italiani, le ricerche sul lavoro del  Cespe, gli studi molteplici sulla disoccupazione. Il movimento sindacale, e la Cgil più di tutti, dovrebbero essergli riconoscenti per avere svolto questi ruoli, testimoni di un’epoca passata, certo finita con la fine del secolo del lavoro ma che non ha cancellato ogni speranza. Sempre che questa speranza ritrovi protagonisti, organismi, risorse in grado di alimentarla.

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Posizione PhD in sociologia economica – Sciences Po, Parigi

Il Max Planck Sciences Po Center (MaxPo) di Parigi dedicato a Coping with Instability in Market Societies sollecita l’invio di candidature per una posizione PhD in sociologia economica sotto la supervisione del Prof. Olivier Godechot.

Tra i temi di ricerca possibili vi sono: mercati del lavoro e disuguaglianze; segregzione socioeconomica; dinamiche di gruppo in organizzazioni, aziende e partiti politici; sociologia dei mercati finanziari; conseguenze politiche e sociali delle crisi economiche.

Maggiori informazioni sulla modalità di presentazione della domanda sono reperibili qui: 201807-Fellowship-Godechot-1.

La scadenza per la presentazione della  domanda è il 15 ottobre 2018.

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