SISEC e SISP su valutazione della ricerca e dell’insegnamento universitario

La Società Italiana di Sociologia Economica – SISEC – la Società Italiana di Scienza Politica – SISP – hanno prodotto un documento congiunto sul tema della valutazione della ricerca e dell’Università indirizzato al Prof. Giuseppe Valditara, responsabile del Dipartimento Università del MIUR. Le due associazioni si propongono così di fornire un contributo propositivo rispetto agli orientamenti espressi dal Ministero in tema di modifica dell’attuale sistema di valutazione della  ricerca e dell’insegnamento universitario indicati dal documento informale presentato dallo stesso Valditara.

Leggi il documento  elaborato da Validatara (MIUR) su valutazione ricerca_

Leggi il documento congiunto SISEC-SISP  sul processo di revisione a commento del documento informale del prof. Valditara.

Metti mi piace e condividi:

PROPOSTA PER LA VALUTAZIONE DELLE RIVISTE DELL’AREA 14

il direttivo SISEC e il direttivo SISP hanno elaborato un documento congiunto sul tema della valutazione delle riviste dell’area 14. La proposta si propone di dare contributo di riflessione al processo di  revisione del Regolamento-Riviste che Anvur ha avviato ed è stato altresì inviato alla suddetta Agenzia di Valutazione e alla consulta di Area 14.

Scarica il testo integrale della propostaSISEC-SISP per la valutazione delle riviste (22-1-19)

Metti mi piace e condividi:

Un ricordo di Aris Accornero ( a cura di Gian Primo Cella)

“Il secolo XX sarà ricordato come il secolo del Lavoro. E dei lavoratori. Un secolo possente e arcigno, dovizioso e drammatico: un secolo penetrato dal benessere e toccato dall’angoscia”. Questo l’incipit, molto citato, del libro Era il secolo del lavoro (Il Mulino, 1997) che più ha contribuito negli ultimi due decenni a rendere  conosciuti, anche in un pubblico più vasto degli specialisti, il nome  e la personalità di Aris Accornero.  E’ un inizio perfetto che evoca immagini grandiose e drammatiche, che quasi rimanda all’Angelus Novus di Walter Benjamin.  Nessun altro libro, che io conosca, è riuscito a descrivere e a interpretare con tale efficacia la vicenda del secolo industriale attraverso le trasformazioni del lavoro (operaio, ma non solo), con i connessi problemi di regolazione e di rappresentanza e con le molteplici strade della sua rappresentazione  (politica, letteraria, artistica). E’ il libro di un grande sociologo del lavoro (anche se Aris era molto affezionato alla dizione “sociologia industriale” del suo corso all’Università di Roma), forse il maggiore nel cammino di più di un sessantennio delle scienze sociali italiane. Penso che, dopo la sua scomparsa, i sociologi lo debbano ricordare proprio per questa qualità e per questa definizione. So bene che i vecchi amici e compagni di Aris, come Mario Tronti, ritengono riduttiva o fuorviante questa definizione, preferendo quella più cattivante, ma rétro, di “intellettuale della classe operaia”. Forse non hanno tutti i torti e tuttavia insisto su questa prevalente qualità pensando a come il lavoro (industriale soprattutto), fra gli oggetti della riflessione e della ricerca sociologiche, goda di uno statuto del tutto peculiare, ovvero quello di pretendere per la sua rappresentazione e per la sua valutazione, personalità che in qualche modo si differenziano dai percorsi scientifici e accademici più canonici, consolidati. E’ d’obbligo ripensare almeno a La condition ouvrière di Simone Weil. Il libro, se lo riprendiamo in mano, svela bene i caratteri della personalità dell’autore, assieme ai tratti principali del suo stile conoscitivo. Un passo nelle prime pagine ci dice molto di questo stile: “il secolo del lavoro era cominciato con il motto ‘non siete pagati per pensare’, e finisce con lo slogan ‘la qualità dipende da voi’: non male, come progresso” (p.14). Un giudizio lucido e ironico nel quale possiamo ritrovare tutta la personalità di Aris.

Nella godibilità e nella ricchezza descrittiva di questo libro ritroviamo molto del percorso di Aris, dalla condizione di operaio dell’industria a quella di stimato, consapevole e riconosciuto, professore di sociologia. Il passaggio dalla prima alla seconda condizione non è stata però permessa e facilitata tanto dalla militanza politica e sindacale e dalle attività culturali connesse quanto dalla professione di giornalista, intrapresa dopo il licenziamento “per rappresaglia” dalla Riv-Skf. Aris è stato un grande sociologo del lavoro proprio perché è stato un capacissimo cronista delle lotte sindacali e delle condizioni del lavoro operaio nelle grandi fabbriche della meccanizzazione spinta.  E’ una vicenda che mi conferma nel disagio che ho sempre provato nel sentire utilizzare nei nostri ambienti (allora come oggi) l’aggettivo giornalistico in chiave riduttiva se non denigratoria nei confronti di alcuni prodotti della ricerca sociale, un esatto pendant  dell’aggettivo sociologico nel quale indugiavano sprezzanti non pochi esponenti della cultura marxista (comunista soprattutto) ai tempi di Aris, ma non solo.   Un eloquente esempio di queste qualità giornalistiche aperte verso la conoscenza sociologica è fornito da un’opera giovanile, che ancora oggi si legge con emozione. E’ il libro Fiat confino, un curatissimo volume apparso dalle Edizioni Avanti nel 1959 nella collana “La condizione operaia in Italia”, contenente le interviste agli operai, militanti politici e sindacali, che nei tempi bui degli anni ’50 furono confinati dalla Fiat. Riporto qui la pagina introduttiva di Aris (curiosamente lasciata dall’editore come manoscritta), un piccolo brano da antologia della letteratura italiana: “Vi è stato a Torino un piccolo stabilimento che è diventato sulla bocca di molti ‘L’officina Stella Rossa’. Era una strana officina, che ebbe cinque anni di vita travagliata. La sua fredda sigla ufficiale – O.S.R.: Officina Sussidiaria Ricambi- fu trasformata dalla gente quando fu svelato cosa vi si nascondeva. Adesso è soltanto un ricordo ma rimane un importante capitolo di storia operaia, che vogliamo rievocare con il prezioso ausilio dei lavoratori che ne furono protagonisti. Ad essi ed in particolare ad Otello Pacifico va perciò il nostro più vivo ringraziamento. E ad essi va il grande merito di aver fatto dell’O.S.R. l’officina Stella Rossa.” Non aggiungo altro, se non per ricordare, che Aris ritornò dopo un cinquantennio su un altro “giacimento” che era rimasto inedito: le storie di vita dei protagonisti (uomini e donne) delle lotte al Cotonificio Valle Susa nel biennio 1960-61. E’ una ricerca condotta con lo stesso metodo della precedente alla Fiat, anche se in questo caso le interviste, condotte con un micro-registratore (fornito da Giovanni Pirelli), risultavano più ardue in quanto gli intervistati non avevano certo la consapevolezza da militanti dei lavoratori Fiat. Apparve un libro dal titolo evocativo Quando c’era la classe operaia (Il Mulino, 2011), arricchito da una raffinata analisi testuale delle interviste (svolta da una allieva, Francesca della Ratta-Rinaldi), nel quale leggiamo, ancora con emozione, non solo le storie e le testimonianze di vita, ma anche gli impareggiabili bozzetti di presentazione della situazione abitativa, dei caratteri personali, dell’abbigliamento dei singoli intervistati. Invito a leggerli se cerchiamo delle basi su cui fondare una conoscenza sociologica dell’Italia degli anni sessanta. E’ proprio per il pregio raro di questi lavori che ad Aris si potevano perdonare i residui di operaismo che comparivano, talvolta occultati, altre volte espliciti ma sempre lievi, nei suoi scritti e nelle conversazioni con lui. Certo le origini culturali e politiche, e i compagni di queste origini, non si perdono facilmente, ma era perdonabile perché era un operaismo che veniva da lontano e dalla pratica della conoscenza sociale, e perché non segnato da connotazioni ideologiche.

I modi della transizione di Aris verso la condizione di professore universitario di sociologia sono noti, ma certo vanno ricordati almeno ai più giovani, anche perché svelano un processo che fu possibile allora (Il finale degli anni ’70) ma che oggi risulterebbe quanto mai arduo in un panorama di procedure concorsuali segnato da profondi dissensi nei criteri di promozione (e di cooptazione) nonché da combinazioni di universalismo e localismo  foriere di esiti contradditori se non paradossali. Allora, come professori ordinari di sociologia economica, industriale, del lavoro, eravamo in pochi, forse una oligarchia, che comunque regolava un gruppo sociologico di non grandi dimensioni. In molti conoscevano Aris, alcuni avevano avuto (come chi scrive) occasioni molteplici di collaborazione con lui, il riconoscimento nei suoi confronti era ampio e condiviso. Quando ci si pose, su iniziativa di Guido Baglioni (il decano della disciplina), la domanda “perché no professore ordinario?”, la risposta fu rapida e l’operazione venne condotta con successo, e con la necessaria determinazione. E’ così che un sociologo di formazione anomala, inconsueta, non laureato, assolutamente nuovo all’istituzione universitaria entrò al vertice della carriera accademica. Mi raccontò Aris che quando parlò del successo al suo vecchio padre, questi replicò : “che bello, allora ti sei laureato!”. Per la laurea avrebbe dovuto attendere ancora molti anni, quando l’Università di Ferrara gli attribuì quella honoris causa, ma suo padre ormai non c’era più.

Anche i corposi studi sul sindacato e le relazioni industriali, dalla cura del volume XVI degli “Annali Feltrinelli” dedicato ai Problemi del movimento sindacale in Italia 1943-73, a La parabola del sindacato (il Mulino,  1992), sono sempre stati condotti partendo dal lavoro come condizione e come cultura.  Non sembrava amare troppo gli aspetti tecnici delle relazioni industriali, anche se in più occasioni dimostrava di conoscerli fin troppo bene. Il volume sulla “parabola” ha come sottotitolo Ascesa e declino di una cultura, e i contenuti del libro (con una bibliografia e una documentazione ricchissime) rendono molto bene le ragioni della straordinaria ascesa dei sindacati italiani, conosciuti e apprezzati in tutte le loro componenti, e del loro inarrestabile declino, che avrebbe proseguito rapido nei decenni successivi, nella incapacità di ritrovare una cultura della solidarietà che non poteva più  avere al centro, come riferimento esclusivo, l’operaio dell’industria a produzione di massa.  Comunque, “sociologo del lavoro” o “intellettuale operaio” che fosse, Aris ha operato anche come un grande organizzatore culturale, non appagato né dai copiosi riconoscimenti accademici, né dal fruttuoso conforto di una condizione passata. Basterebbe ricordare il suo impegno negli anni ’70 come artefice dei “Quaderni di Rassegna Sindacale”, trasformata nel più rilevante strumento culturale dei sindacati italiani, le ricerche sul lavoro del  Cespe, gli studi molteplici sulla disoccupazione. Il movimento sindacale, e la Cgil più di tutti, dovrebbero essergli riconoscenti per avere svolto questi ruoli, testimoni di un’epoca passata, certo finita con la fine del secolo del lavoro ma che non ha cancellato ogni speranza. Sempre che questa speranza ritrovi protagonisti, organismi, risorse in grado di alimentarla.

Metti mi piace e condividi:

Posizione PhD in sociologia economica – Sciences Po, Parigi

Il Max Planck Sciences Po Center (MaxPo) di Parigi dedicato a Coping with Instability in Market Societies sollecita l’invio di candidature per una posizione PhD in sociologia economica sotto la supervisione del Prof. Olivier Godechot.

Tra i temi di ricerca possibili vi sono: mercati del lavoro e disuguaglianze; segregzione socioeconomica; dinamiche di gruppo in organizzazioni, aziende e partiti politici; sociologia dei mercati finanziari; conseguenze politiche e sociali delle crisi economiche.

Maggiori informazioni sulla modalità di presentazione della domanda sono reperibili qui: 201807-Fellowship-Godechot-1.

La scadenza per la presentazione della  domanda è il 15 ottobre 2018.

Metti mi piace e condividi:

Posizione RTDb in Sociologia economica

Il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano bandisce una posizione da ricercatore a tempo determinato (RTB) tipo B (senior) in Sociologia Economica (SPS/09). Il/la ricercatore/trice verrà inserito nel progetto di eccellenza “Fragilità territoriali” che si esplorerà temi relativi a vulnerabilità sociale, disuguaglianze, fragilità sociali e urbane, politiche sociali in Italia e in prospettiva comparata. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 3 settembre 2018.Leggi tutto

Metti mi piace e condividi:

Convegno SISEC 2019

 

III CONVEGNO SISEC 2019

SVILUPPO E DISUGUAGLIANZE

A SUD DEL NORD E A NORD DEL SUD

SCADENZA CALL FOR PAPER PROROGATA ALL’ 11 NOVEMBRE 2018

Napoli 31 Gennaio-2 Febbraio 2019 – Università Federico II

 

La SISEC (Società Italiana di Sociologia Economica) organizzerà il suo terzo convegno a Napoli, presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II, dal 31 gennaio al 2 febbraio 2019.

Il filo conduttore del convegno sarà il rapporto tra sviluppo e disuguaglianza, un tema da sempre al centro del lavoro dei sociologi e tornato di prepotente attualità con la fine della crisi economica degli scorsi anni. Il convegno propone ai sociologi economici, e non solo a loro, di riflettere su tutte quelle dimensioni che possono generare forme di disuguaglianza (di reddito, occupazionale, scolastica, intergenerazionale, di accesso al welfare) e a come queste si relazionano con i processi e le dinamiche che caratterizzano lo sviluppo locale e sovra-locale. La considerazione di partenza, condivisa dai classici della sociologia e dalla teoria economica, è che non sempre lo sviluppo riduce la disuguaglianza, ma che sicuramente la stagnazione economica non promuove l’uguaglianza.

Nel momento in cui la crisi economica in alcuni territori lascia il posto allo sviluppo e in altri si trasforma in stagnazione, le linee di frattura territoriali diventano molto meno semplici da interpretare che in passato. Se a livello globale la crisi ha investito con diversa intensità i Paesi del Nord, e meno quelli del Sud, a livello nazionale la rinnovata attenzione alla frattura storica tra un Nord sviluppato e un Sud che insegue rischia di nascondere le eterogeneità interne alle due aree: il dinamismo di diverse aree manifatturiere e turistiche al Sud da una parte, e dall’altra la decadenza di molte aree, anche urbane, di vecchia industrializzazione e lo spopolamento delle cosiddette “aree interne” al Centro e al Nord. Le conseguenze di questa nuova eterogeneità dei territori restano ancora ampiamente inesplorate sul piano della riproduzione delle diseguaglianze.

Il convegno è realizzato anche con il contributo finanziario dell’Ateneo “Federico II” e del Dipartimento di Scienze Politiche. 

Scarica il Programma completo web PLENARIE E SESSIONI_(ultima versione)

QUOTE ISCRIZIONE AL CONVEGNO

Iscrizione all’associazione e al convegno

Iscrizione
Sisec 2018 + Iscrizione Convegno (Early bird registration – entro il
06.01.19)

Iscrizione
Sisec 2018 + Iscrizione Convegno (Late registration – dal
07.01.19 al 30.01.19)

Iscrizione
Sisec 2018 + Iscrizione Convegno (On site registration)

Personale accademico strutturato* e soci sostenitori**

170

(70 Sisec
+ 100 Convegno)

200

(70 Sisec
+ 130 Convegno)

250

(70 Sisec
+ 180 Convegno)

Ricercatori a tempo
determinato

140

(50 Sisec
+ 90 Convegno)

160

(50 Sisec
+ 110 Convegno)

210

(50 Sisec
+ 160 Convegno)

Personale non
strutturato (assegnisti, borsisti, dottorandi, studenti)

90

(30 Sisec
+ 60 Convegno)

110

(30 Sisec
+ 80 Convegno)

160

(30 Sisec
+ 130 Convegno)

* Professori, ricercatori a tempo indeterminato, professori emeriti e in pensione

** Rappresentanti di enti di ricerca, imprese e istituzioni, associazioni e persone che condividono interessi di studio e ricerca dell’Associazione

Solo iscrizione al convegno

Solo
iscrizione convegno (Early bird registration – entro il 06.01.19)

Solo
iscrizione convegno (Late registration – dal 06.01.19 al
30.01.19)

Solo
iscrizione convegno (On site registration)

Personale accademico strutturato* e soci sostenitori**

200€

250

300

Ricercatori a tempo
determinato

200

250

300

Personale non
strutturato (assegnisti, borsisti, dottorandi, studenti)

200

250

300

* Professori, ricercatori a tempo indeterminato, professori emeriti e in pensione

** Rappresentanti di enti di ricerca, imprese e istituzioni, associazioni e persone che condividono interessi di studio e ricerca dell’Associazione

Il pagamento della quota di iscrizione e/o di partecipazione al convegno può essere effettuata con carta di credito, conto PayPal o bonifico bancario.

Se vuoi iscriverti sia al Convegno 2019 che all’associazione,  dopo aver fatto log-in nella tua pagina utente, seleziona entrambe le opzioni “Diventa socio” e “Iscriviti al Convegno”

Per qualsiasi informazione, rivolgersi a segreteria.sisec@gmail.com 

Iscriviti al convegno

ATTENZIONE: DA MARTEDI 29 GENNAIO NON è PIU’ POSSIBILE ISCRIVERSI ALLA CENA SOCIALE PERCHE’ SI E’ RAGGIUNTO IL NUMERO MASSIMO DI PRENOTAZIONI

COME RAGGIUNGERE LA SEDE DEL CONVEGNO

Se arrivate dalla Stazione Centrale:

Opzione 1: recarsi allo stazionamento degli autobus Anm ed utilizzare la linea R2 fino alla penultima fermata di Corso Umberto.Da qui proseguire a piedi per pochi metri e svoltare in via Tari.

Opzione 2: recarsi alla fermata Anm di Piazza Garibaldi ed utilizzare la linea 202 fino alla penultima fermata di Corso Umberto.

Opzione 3: prendete la metro L1  (direzione Piscinola )da piazza Garbaldi e proseguite fine alla fermata Università. Procedete in direzione nordest su Corso Umberto I verso Piazza Giovanni Bovio per circa 400 metri. Poi, svoltate a sinistra e prendete Via Antonio Tari, svoltate a destra e  vi trovate in Via Leopoldo Rodinò, a due passi dall’ingresso del Dipartimento e sede del convegno.

Durata complessiva del percorso circa 19 minuti.

Se arrivate dall’Aeroporto:

Opzione 1: i prendere un taxi richiedendo l’applicazione della tariffa convenzionata (tra 18 e 25 euro). La durata complessiva del tragitto è di 20 minuti circa. Per maggiori info e numeri di telefono dei radio taxi disponibili scarica l’allegato Tariffe_taxi.

Opzione 2: servirsi della Linea Alibus; all’arrivo in Piazza Garibaldi  utilizzare la linea 202 fino alla penultima fermata di Corso Umberto. Da qui proseguire a piedi per pochi metri e svoltare in via Tari

Se arrivate dall’autostrada:

provenienti da nord: dalla A1, proseguire per il raccordo Napoli Salerno, girare a sinistra in Via Galileo Ferraris, al successivo incrocio svoltare a destra in Via Brin dove è possibile parcheggiare la macchina.

provenienti da sud: dalla A3, proseguire per il raccordo Napoli Salerno, girare a sinistra in Via Galileo Ferraris, al successivo incrocio svoltare a destra in Via Brin dove è possibile parcheggiare la macchina.

In entrambi i casi, poi, recarsi alla fermata dell’Anm e proseguire in bus fino all’ultima fermata di via Nuova Marina

 

Scarica la Mappa del trasporto pubblico di Napoli

Scarica la Mappa Turistica Napoli

Scarica la lista e le tariffe degli hotel Convenzionati e degli hotel consigliati dal comitato organizzativo

 

Comitato scientifico:

Gabriele Ballarino

Francesco Paolo Cerase

Paola De Vivo

Emilio Reyneri

Enrico Sacco

Comitato organizzativo:

Paola De Vivo

Carlo De Luca

Ornella Fasano

Caterina Rinaldi

Enrico Sacco

Stefano Cantalini

Per info e contatti:

Enrico Sacco: enrico.sacco@hotmail.it

Stefano Cantalini: mito.school@unimi.it

Metti mi piace e condividi: