Sessione 23 – Academic careers and asymmetries in a changing system

Coordinatori: ALESSANDRA MINELLO, University of Padova BARBARA POGGIO, University of Trento AGNESE VITALI, University of Trento

In the last years a growing body of research has focused on gender asymmetries in academic careers. More recently, the Covid-19 pandemic has exacerbated the existing imbalance between women – especially mothers – and men. Yet, we know little about the experiences of fathers. Studies from different disciplinary lenses have also highlighted how academic careers are characterized by different trajectories according to family condition, parenthood, field of study, organizational context, and national regulation. Moreover, the research has considered the implications of several phenomena, at micro, meso and macro level. Among them, the affirmation of the neoliberal agenda, which has contributed to introduce a new managerial culture based on accountability and hyper-productivity, and the increasing differentiation among opportunities and trajectories in STEM and SSH sectors. Furthermore, other studies have shed light on how academic careers can be affected by the experience and timing of key life-course events, from partnership and fertility histories to illnesses, in the context of the rising complexity and de-standardization of individual life courses.

In this session, we welcome theoretical and/or empirical, quantitative and/or qualitative contributions, either in English or Italian, that examine multiple asymmetries in academic careers.

Any of the following, or related, themes are welcome:

  • Gender asymmetries in recruitment and career advancement procedures
  • Academic careers and family-related events
  • Parenthood and academic careers
  • Experiences, results and resistances in the development of gender equality policies
  • The impact of supranational and national regulation on gender equality in academia
  • Differences in career paths among countries, and the impact of different labour policies and welfare regimes
  • Gender differences and commonalities between careers in STEM and SSH disciplines
  • The intersections between gender and other dimensions (as race, ethnicity, sexuality, religion, class, age) and related processes of disadvantage in the construction of career paths
  • Impact of Covid-19 on careers and differences in terms of gender, class, disciplines and family composition

Contatti coordinatori: Barbara Poggio (barbara.poggio@unitn.it); Alessandra Minello (alessandra.minello@unipd.it); Agnese Vitali (agnese.vitali@unitn.it)

Sessione 22 – Forme ibride di lavoro: soggettività, regolazione e rappresentanza

Coordinatori: ANNA CARRERI, Università di Verona e Università di Hasselt;  FEDERICA DE CORDOVA, Università di Verona; GIORGIO GOSETTI, Università di Verona; ROSANGELA LODIGIANI, Università Cattolica del Sacro Cuore

Da tempo gli studi sociologici parlano della pluralizzazione dei lavori per evidenziare la moltiplicazione sul piano fenomenologico delle tipologie di impiego (sotto il profilo contrattuale, della regolazione, della modalità di svolgimento, etc.). Oggi osserviamo che questo processo si sviluppa in una modalità che potremmo definire di “ibridazione” delle forme di lavoro. Con questo termine facciamo riferimento a tutte quelle forme a cavallo dei tradizionali confini che hanno caratterizzato il lavoro e che segnano una fase di riconfigurazione degli spazi e dei tempi del lavoro e della vita. Si pensi alle forme di lavoro miste che si stanno sempre più diffondendo, quali smart working, lavoro da remoto e home working a tempo parziale, o ancora al lavoro nomade digitale, così come a nuove forme di rapporto di lavoro che combinano il contratto dipendente con il lavoro autonomo. Numerosi studi di diverse discipline si stanno interrogando sulle nascenti condizioni di lavoro, ad esempio sotto il profilo delle dinamiche relazionali, del controllo da parte del management e dell’autonomia dei lavoratori, ponendo anche al centro la soggettività e i processi di sensemaking volti a costruire, talvolta in modo inedito, la cultura organizzativa e quella professionale. Gli esiti di questi processi non sono ancora chiari ma lasciano intravedere nuove fratture nel mondo del lavoro, in termini di partecipazione e capacità di voice, e il (ri)prodursi di asimmetrie, vulnerabilità sociali e disuguaglianze riferibili al genere, alla classe sociale, ai territori, etc. Seppur difficili da intercettare, nascono nuovi bisogni di rappresentanza e tutela che sollecitano il sindacato a riposizionarsi e innovare le proprie modalità d’azione, ad esempio riscoprendo la territorialità quale vettore di pratiche di prossimità, solidarietà e forme di protezione sociale che vanno oltre i confini aziendali.

La sessione accoglie contributi, sia teorici che empirici (quantitativi e qualitativi), volti ad esplorare le nuove forme di ‘lavoro ibrido’. Possibili temi di interesse includono, ma non sono limitati a:

  • Ricognizione di queste forme di ‘lavoro ibrido’ (quali settori, dimensioni aziendali, tipi di struttura, profili occupazionali, etc.) e individuazione di aspetti comuni e specificità
  •  Condizioni di lavoro e qualità della vita lavorativa (es. controllo, autonomia, dinamiche relazionali, etc.)
  • Soggettività e riconfigurazione dei tempi e degli spazi del lavoro e della vita
  • (Ri)costruzione della cultura organizzativa e professionale
  • ‘Lavoro ibrido’ e (ri)produzione delle asimmetrie (es. per genere, classe sociale, territori, etc.)
  • Regolazione di queste forme di impiego
  • Rappresentanza e tutela dei lavoratori (es. contrattazione collettiva, mobilitazione, strategie sindacali, forme di autoorganizzazione, etc.)

Contatti Coordinatori: Anna Carreri (anna.carreri@univr.it)
Federica De Cordova (federica.decordova@univr.it)
Giorgio Gosetti (giorgio.gosetti@univr.it)
Lodigiani Rosangela (rosangela.lodigiani@unicatt.it)

 

 

 

Sessione 3 – Processi di innovazione e sviluppo territoriale: istituzioni, mercati e società oltre la pandemia

Coordinatori: Luigi Burroni (Università di Firenze); Paola De Vivo (Università di Napoli); Vincenzo Fortunato (Università della Calabria); Marcello Pedaci (Università di Teramo); Francesco Ramella (Università di Torino); Rocco Sciarrone (Università di Torino)

La pandemia da Covid-19 ha ben evidenziato la rilevanza dei territori e della loro dotazione istituzionale per la capacità di resistenza e reazione alle crisi e, più in generale, per la costruzione di innovazione, competitività, occupazione e coesione sociale. Si tratta di temi che in passato sono stati al centro del dibattito nelle scienze sociali, con un contributo notevole da parte della sociologia economica. Negli ultimi anni però l’attenzione degli studiosi su tali argomenti si è attenuata. Questo tipo di analisi appare invece ancor più urgente oggi, in uno scenario in cui le conseguenze della crisi pandemica si intersecano alle sfide collegate ai processi di digitalizzazione e al mutamento climatico, ai cambiamenti in corso già da anni, come quelli inerenti ai modelli di organizzazione della produzione, nonché alle opportunità derivanti dagli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tali trasformazioni chiamano prepotentemente in causa il rapporto tra istituzioni, mercati e società a livello territoriale. E chiamano in causa le politiche locali/regionali, l’azione delle imprese, le strategie e iniziative degli attori delle relazioni industriali e delle organizzazioni della società civile. Basti pensare alle questioni della transizione industriale e dello smart manufacturing, della riorganizzazione delle imprese e delle loro reti, della loro (ri)collocazione nelle catene globali del valore, dell’incontro tra domanda e offerta di competenze, della produttività del lavoro, dei mercati locali e regionali del lavoro, della creazione di “buona” occupazione, dell’accesso alle protezioni sociali, della riduzione delle situazioni di vulnerabilità e delle disuguaglianze. Questi temi possono essere utilmente declinati in una prospettiva di analisi territoriale. Una prospettiva importante anche per esaminare i fattori che possono ostacolare o alterare i processi di sviluppo. Si pensi, per esempio, alla presenza di esternalità di mercato negative, pubblica amministrazione inefficiente, economia sommersa, incentivi istituzionali non orientati allo sviluppo, bassa dotazione di beni collettivi, grandi imprese predatorie, corruzione e criminalità organizzata. È il caso delle cosiddette regioni deboli o aree fragili – in Italia come in altri paesi – caratterizzate da maggiori ritardi di sviluppo, criticità nel mercato del lavoro, disuguaglianze.

La sessione si propone di usare tale prospettiva, con particolare riferimento al tema dello sviluppo territoriale, inviando paper che affrontino le questioni più rilevanti sotto il profilo analitico e delle politiche di regolazione. Sono benvenuti sia paper basati su singoli casi di studio sia contributi basati su analisi comparata (sia in chiave italiana che internazionale), sia che utilizzino metodologie qualitative che quantitative.

Contatti coordinatori: Luigi Burroni (luigi.burroni@unifi.it); Paola De Vivo (padevivo@unina.it); Vincenzo Fortunato (vincenzo.fortunato@unical.it); Marcello Pedaci (mpedaci@unite.it); Francesco Ramella (francesco.ramella@unito.it); Rocco Sciarrone (rocco.sciarrone@unito.it)

Sessione 21 – Cambiamenti nelle relazioni di impiego. L’impatto della pandemia e non solo

Coordinatrici: Giovanna Fullin, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Sonia Bertolini e Sara Romanò, Università degli Studi di Torino

La pandemia ha accelerato alcuni processi di trasformazione che, per effetto delle innovazioni tecnologiche, stavano già interessando il lavoro e le sue forme di organizzazione e regolazione. In conseguenza delle restrizioni alla mobilità e alle norme per la tutela della salute negli ambienti di lavoro, un numero molto ampio di persone ha sperimentato il lavoro da remoto, con forme e intensità difficilmente immaginabili in precedenza. Durante la pandemia sono state svolte molte ricerche sulle modalità di svolgimento del lavoro da remoto, sulle sue potenzialità e sui problemi che comporta.

È importante, però, iscrivere quanto è avvenuto in condizioni così eccezionali in un quadro più ampio per comprenderne la portata mettendo così a fuoco, da un lato, le trasformazioni in corso nelle relazioni tra lavoratori e datori di lavoro e, dall’altro, gli aspetti di queste relazioni che rimangono rilevanti a prescindere dai mutamenti in atto. Si pensi ad esempio a come l’uso intensivo del lavoro da remoto abbia messo in luce, da un lato, come fosse possibile in molti contesti lavorativi riorganizzare il lavoro in modo da rendere più flessibile la gestione dei tempi, spostare i meccanismi di controllo sui risultati, favorire la conciliazione tra lavoro e vita privata. Dall’altro lato la lunga assenza dai luoghi di lavoro ha fatto emergere la rilevanza della socialità che in quei luoghi trova spazio e che riveste un ruolo importante per la qualità della vita dei lavoratori ma anche per la costruzione delle loro reti professionali e per lo sviluppo dei processi innovativi e creativi che sono essenziali per il successo di molte attività. Queste trasformazioni del lavoro hanno riacceso l’urgenza dei confronti tra le associazioni datoriali e i sindacati sulla necessità di nuove forme di coordinamento e controllo dei lavoratori nonché di costruzione e mantenimento dell’identità lì dove diminuiscono le occasioni di compresenza e interazione quotidiana.

Ma la diffusione del lavoro da remoto è solo una delle novità che interessano i modi di lavorare nella società contemporanea e che influiscono sulle relazioni tra datori di lavoro e lavoratori. L’uso intensivo delle tecnologie informatiche e di comunicazione e il ricorso a piattaforme per l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro e per la gestione della forza lavoro sono altri due aspetti che hanno cambiato i modi di lavorare e, allo stesso tempo, hanno determinato dei cambiamenti nei sistemi di controllo e di remunerazione, nelle forme di relazione tra lavoratori e datori di lavoro e, dunque, sollecitano riflessioni sulle trasformazioni delle relazioni di impiego.

Elenchiamo qui, a titolo non esaustivo, alcuni dei temi su cui vorremmo incentrare la discussione:

  • – Cambiamenti connessi all’uso del lavoro da remoto nell’organizzazione del lavoro, nell’uso
  • di incentivi e nei meccanismi di controllo
  • – Lavoro su piattaforma e relazioni di impiego
  • – Ruolo delle rappresentanze sindacali nella progettazione di nuove forme di organizzazione
  • del lavoro,
  • – Come cambiano le relazioni tra colleghi e con i superiori in assenza di compresenza fisica?
  • – Il ruolo della motivazione intrinseca e le pratiche con cui si genera e mantiene il consenso
  • Esternalizzazione dei lavoratori/trici e conseguenze in termini di formazione degli stessi.

Sono benvenuti contributi di carattere sia teorico che empirico. Si raccomanda agli autori e alle autrici dei secondi di non limitare l’analisi alla descrizione dei processi in atto ma di utilizzarla per sviluppare delle riflessioni più generali sui cambiamenti in corso nelle relazioni di impiego, nei processi lavorativi e nelle esperienze dei lavoratori.

Vorremmo inoltre favorire il confronto e il dialogo tra approcci disciplinari diversi, sollecitando dunque alla partecipazione studiosi e studiose di sociologia del lavoro e dell’organizzazione, storia, psicologia sociale, filosofia ed economia.

Contatti coordinatrici: Giovanna Fullin (giovanna.fullin@unimib.it), Sonia Bertolini (sonia.bertolini@unito.it) e Sara Romanò (sara.romano@unito.it).

Sessione 20 – Migrazioni, disuguaglianze e mercato del lavoro dalla grande recessione alla crisi pandemica

Coordinatori: Maurizio Avola, Università degli studi di Catania; Roberto Impicciatore, Università degli studi di Bologna; Nazareno Panichella, Università degli studi di Milano

Negli ultimi anni, quello delle migrazioni è diventato uno dei temi più dibattuti nelle scienze sociali, anche per le dimensioni assunte dal fenomeno e per l’estensione dei contesti, di partenza e di arrivo, progressivamente coinvolti. Quella che è stata definita l’era delle migrazioni (the age of migration) è quindi diventata una delle principali arene di confronto per il dibattito politico e scientifico. La ricerca sociale ha alimentato un dibattito particolarmente fecondo, affrontando una molteplicità di questioni rilevanti connessi alla mobilità geografica interna e internazionale, tanto in una prospettiva micro, quanto in una prospettiva macro, utilizzando approcci teorici e metodologici eterogenei. In particolare, gli studi di sociologia economica hanno ha offerto prospettive di analisi particolarmente interessanti sul piano dei modelli di integrazione dei migranti, delle dimensioni e delle caratteristiche della penalizzazione etnica, della etnicizzazione della stratificazione e della mobilità sociale (inter e intra-generazionale). L’obiettivo di questa sessione è combinare gli studi sulle migrazioni con quelli di stratificazione sociale, evidenziando il ruolo degli shock esogeni nelle economie contemporanee nella ridefinizione dei modelli di integrazione degli immigrati nei paesi sviluppati, dei rapporti competitivi tra nativi e migranti, delle dimensioni e della struttura delle disuguaglianze. La recessione economica del 2008, prima, e la crisi pandemica, poi, rappresentano infatti due turning point ravvicinati pressoché unici nella storia recente delle società affluenti, due veri e propri stress test che hanno contribuito a modificare gli assetti consolidati e gli equilibri esistenti tra modelli di regolazione, territori e categorie di soggetti, rappresentando al contempo vincoli e opportunità.

La sessione privilegia quindi le ricerche empiriche sulle seguenti tematiche:

  • disuguaglianze, penalizzazione etnica e discriminazioni nei mercati del lavoro;
  • fattori che influenzano la mobilità geografica interna e internazionale;
  • origine geografica, stratificazione e mobilità sociale (inter e intra-generazionale);
  • disuguaglianze educative e occupazionali delle seconde generazioni;
  • migrazioni, dinamiche familiari e corsi di vita;
  • migrazioni, regolazione del mercato del lavoro e politiche migratorie;

Sono benvenuti contributi sia in italiano che in inglese.

Sessione 18 – L’innovazione nella transizione post-pandemica. Whishful thinking o strumento strategico?

Coordinatori: Augusto Cocorullo, Università degli Studi di Napoli Federico II; Marco Ferracci, Università degli Studi Napoli Federico II; Alberto Gherardini, Università degli Studi di Torino; Cecilia Manzo, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

È ormai riconosciuto che la competitività delle imprese passa prevalentemente dall’introduzione di innovazioni. Inventare nuovi prodotti o servizi, migliorarne la qualità o lo stile, completarli con servizi che ne arricchiscano il valore, sono tutti processi sempre più necessari per l’economia dei paesi avanzati. Se alcuni ritengono che il motore della relazione tra innovazione e performance economica sia ancora prevalentemente rappresentato dall’iniziativa imprenditoriale e della forza organizzativa delle grandi imprese, altri prestano maggiore attenzione ai fattori esogeni all’impresa, come la disponibilità di capitale umano qualificato, il progresso tecnologico e, non ultimo, il contesto istituzionale in cui le imprese sono inserite. Tra questi fattori, il contributo delle politiche pubbliche appare sempre più determinante. L’avvento del Covid-19 e i grandi investimenti che ne conseguono, rendono necessaria una nuova riflessione sull’impatto sociale, ambientale e economico delle innovazioni e sul ruolo delle politiche. L’obiettivo della sessione è di discutere il legame fra innovazione e rilancio economico post-pandemico. La sessione predilige sia contributi empirici sia teorici, in lingua italiana o inglese, che mirino a mettere in luce le potenzialità e i limiti dell’innovazione economica e delle politiche per l’innovazione. I contributi potranno riguardare sia realtà micro che macro, che si riferiscano a casi di studio nazionali o internazionali. A titolo esemplificativo, ma non esclusivo, gli ambiti di interesse potranno includere: le start-up innovative; gli ecosistemi dell’innovazione; il rapporto fra innovazione e lavoro; la digitalizzazione manifatturiera; i processi di innovazione legati al made in Italy circolare e sostenibile; l’innovazione applicata alla riduzione delle disuguaglianze; i nuovi attori dell’innovazione, tra cui le università, i cittadini, le associazioni del no-profit; le politiche per l’innovazione, anche collegate al PNRR.

Contatti coordinatori: Augusto Cocorullo (augusto.cocorullo@unina.it)
Marco Ferracci (marco.ferracci@unina.it)
Alberto Gherardini (alberto.gherardini@unito.it)
Cecilia Manzo (cecilia.manzo@unicatt.it)

Sessione 17 – When is binding right? Individual freedom vs. collective responsibility

Coordinatori: Massimo Baldini (Università di Modena e Reggio-Emilia); Gianluca Busilacchi (Università di Macerata); Elena Granaglia (Università di Roma Tre)

Over the last few years there has been a wide debate on the conditionality of social rights and on the possibility of binding their practice; this debate has crossed different fields of intervention of the Welfare State.

First, the Social Investment strategy, launched by the EU as a possible cornerstone of the ‘new’ Welfare State, in some cases is interpreted as grounded on the fairness of giving something through social policies and getting something back for the society, through the social investment. Second, especially in healthcare, the idea is increasingly spreading that patients who are “undeserving” (e.g. smokers, alcohol and drug addicted, etc.) should pay their treatments, as they cannot be a burden on general taxation. According to this idea, public regulations must therefore discourage harmful behavior. These two trends, even though different, share the same trait – the erosion of the concept of social rights seen as unconditional rights – and a similar political foundation – the risk of financial unsustainability of the Welfare State.

Nowadays, especially because of the pandemics, another tension is occurring in the relationship between individual behavior and social rights, namely that some individual choices may produce not only a serious harm for those making them, but also severe negative externalities for the rest of the population.

Traditional cases of not prudent behavior may determine negative externalities as well (for example car accidents from alcohol use), but new and more widespread risks are emerging, and the obvious example is the case of a substantial proportion of the population refusing to vaccinate.

A vast debate is taking place on what the State should do in order to reduce or avoid the risk that the individual refusal to get the vaccine may damage other individuals and their social rights.

The State could make the vaccination compulsory, or find other regulative or tax-transfers mechanisms that define the conditionality of the right to receive help in case of need.

The aim could be both to change behaviors in order to reach the aim of collective wellbeing, or to simply obtain the resources needed to guarantee that the Welfare State can still provide an effective safety net for all. Can the State find legitimacy for binding individual freedom and/or steering individual behavior to promote collective responsibility? Which changes in the financing schemes of the Welfare State could be envisaged when the State must confront with an increasing heterogeneity in lifestyles and opinions towards the results of scientific research? To what extent could the individual participation to the costs of the Welfare State be based on personal preferences and life choices?

Papers that seek to respond to these questions at both theoretical and empirical levels are welcome.

In particular, we encourage papers that focus on the following dimensions:

  • the evolution of the relationship between collective and individual responsibilities and behavior in the different domains of social policy;
  • the legal dimension of social rights, and the ethical perspective on the relation between rights and duties;
  • the analysis of the ethical conundrum posed by single case-studies on health care policy during the pandemic;
  • the comparative analysis of alternative policies: prohibition, incentives (taxation, subsidies etc.), nudge, etc.;
  • the empirical effects of past examples of these alternative policies.

Contatti coordinatori: Massimo Baldini (massimo.baldini@unimore.it)
Gianluca Busilacchi (gianluca.busilacchi@unimc.it)
Elena Granaglia (elena.granaglia@uniroma3.it)

Sessione 15 – Industrial relations in transition(s): (post)pandemic challenges, environmental crises, and technological change

Session organizers: Lisa Dorigatti (Università di Milano), Guglielmo Meardi (Scuola Normale Superiore), Roberto Pedersini (Università di Milano)

The world of work finds itself in a phase of significant change and transformation. The pandemic crisis, climate change, and technological innovations all push to unprecedented transformations, which entail significant socio-political challenges. Each of these will affect and will be impacted by industrial relations. The session calls for contributions examining the role of industrial relations processes and actors in influencing different types of transitions connected to the world of work and their outcomes, both in Italy and abroad. Possible topics of interest include, but are not limited to:

  • The influence of the social partners on the management of the pandemic crisis and the impact of industrial relations institutions on its socio-economic consequences: how far have social partners been able to influence government’s responses to the pandemic crisis and policymaking aimed at fostering recovery (notably the national recovery plans)? With which effects for different groups of people and social inequalities?
  • The role of industrial relations in processes of technological change and innovation: Are industrial relations actors involved in the adoption of new technologies at work? With what effects for working people and their employment conditions? To what extent do different industrial relations models promote or hinder technological innovation? Is technological change affecting collective action and collective bargaining and how?
  • The role of industrial relations actors in fostering or hindering responses to the environmental crisis: What role are industrial relations actors playing in ensuring a just transition and what are the dilemmas they are facing? How do industrial relations institutions influence restructuring processes connected with environmental concerns?

The session is open to different methodologies and to contributions both in Italian and English. Contributions adopting a comparative perspective are particularly welcome.

 

Contatti coordinatori: Lisa Dorigatti (lisa.dorigatti@unimi.it)
Guglielmo Meardi (guglielmo.meardi@sns.it)
Roberto Pedersini (roberto.pedersini@unimi.it)

Sessione 14 – Working life course, social stratification and the accumulation of (dis)advantage

Coordinatori: Marco Albertini (Università di Bologna), Gabriele Ballarino (Università di Milano La Statale), Paolo Barbieri (Università di Trento), Filippo Gioachin (Università di Trento)

Some thirty years after the premature proclamation of the death of social classes, the interest in social stratification, along its various dimensions, is back at the center of scholars’ agenda – also as a consequence of macro-level inequality-generating shocks such as the Great Recession and the COVID-19 pandemic. Furthermore, differently from the past, researchers are more systematically considering social stratification along its various dimensions: occupational social class, education, income and wealth. The economic conditions of occupational classes derive from the social relations attached to specific work and market positions – also at the organizational and firm level; they are permeable to institutional arrangements and structural changes and, next, are the consequence of both individuals’ and family linked working-life courses. In the last decades, Western countries witnessed important structural and institutional transformations: the delocalization and off-shoring of labour-intensive productions; the significant process of technological change and the progressive automatization of both traditionally blue- and white-collar tasks, with the consequent impact on the structure of labour demand (skill-biased and routine-task biased technological change) and the related remuneration; the labour market deregulation and its inequality consequences across different birth-cohorts. Furthermore, economic inequalities between occupations have intensified in times of crisis. Side by the recent pandemic emergency, the finance and debts crisis of the 90s and late 2000 deepened old and news social cleavages, and in such economic downturns occupations revealed their (in)security against socioeconomic risks. Within this turmoil in the macro-economic and institutional context, it emerged even more clearly the essential role of individuals’ and families’ working biographies in compensating (or amplifying) the consequences of socio-economic change on the structure of social stratification.

This session invites empirical contributions on the occupational/class stratification of job, income, and wealth inequalities along working careers, as well as studies on the social consequences of such economic changes (as the differential exposure to job and economic insecurity, in-work poverty risk; social exclusion and various forms of labour market discriminations). We expect to receive longitudinal enquiries of the unfolding of individuals careers either from one (or few) specific country/ies or of comparative nature. We pose particular interest in the interaction between the individual structural conditions and (changes in) the institutional arrangements; the role of institutions as moderators of economic and technological shocks side by their relevance as mechanisms originating (new forms of) inequalities. We also welcome motivated cross-sectional findings as well as qualitative papers analyzing the specific functioning of social inequality mechanisms between and within social groups and populations. We will particularly favor contributions that assess the structure of inequalities in a diachronic perspective, thus incorporating changes along periods, birth cohorts, and over the work-life course. Another important aspect is the intersection between individuals’ occupations with other ascriptive features such as, for instance, social origin, gender, and ethnic background.

Even if these topics are generally addressed through quantitative approaches, we are interested in receiving qualitative contributions as long as they are theory-driven. Submissions and presentations could be either in Italian or in English.

Contatti coordinatori:  Marco Albertini (marco.albertini2@unibo.it)
Gabriele Ballarino (gabriele.ballarino@unimi.it)
Paolo Barbieri (paolo.barbieri@unitn.it)
Filippo Gioachin (ilippo.gioachin@unitn.it)

Sessione 13 – Post-work and ecology

Coordinatore: Luigi Pellizzoni (Università di Pisa)

The idea of post-work comprises, and often intertwines, claims about less work, about more pleasurable work and about withdrawal from unjust work relations. The case for post-work is not new but has been recently gaining momentum, against a backdrop characterised by contradictory phenomena, namely: a) a growing centrality of work as pivotal to personal life trajectories, social citizenship and service provision; b) a growing precarisation of work, both in terms of individual careers and of the challenges of innovation to established jobs and employment structures; c) climate change and related calls to a transition towards more sustainable societal arrangements. Though addressed by some scholars – such as André Gorz, who, like others, dwells on the link between ecological damage and capitalist labour relations – the connection between work and ecology has hardly been thoroughly elaborated so far; even less regarding the advent of a post-work society. However, with the crisis of work (a+b) hitting as hard as the ecological crisis (c), tackling the meaning of post-work and its relationship with sustainability becomes urgent, especially considering traditional reticence or ambiguity over whether the case for post-work is concerned with alienated work or with necessitated work, and what technology and labour relations can ensure the overcoming of either without entailing a further increase in environmental impacts. The session aims to collect both theoretical contributions assessing the extent to which, and how, ongoing debates over work and post-work are considering the ecological challenge, and empirical contributions on experiences that address this issue in practice. Papers may expand e.g. over UBI and degrowth, alternative work relations and innovation, prefigurative practices, climate mobilizations and just transition, productive and reproductive (human and nonhuman) labour and the politics of care.

Contatti coordinatore : Luigi Pellizzoni (luigi.pellizzoni@unipi.it)