Sessione 12 – Labor transformations and ecological transition: work, welfare and social movements in the era of climate justice

Coordinatori: Maura Benegiamo (University of Pisa); Marta Bonetti (University of Pisa); Emanuele Leonardi (University of Bologna); Matteo Villa (University of Pisa)

Environmental concerns have led scholars to acknowledge the need of new socio-economic paradigms to address the current unsustainable model. Discussions addressed the potential contradictions between increasing demands of social protection, the ongoing transformation of productive processes, and the emergence of new social risks produced by climate change. Concepts such as just transition (JT), sustainable welfare (SW), and climate justice (CJ) have been elaborated to address the emerging societal issues as part of a broader response to the ecological crisis. 

However, it still seems difficult for scientific research to effectively tackle the trade-offs between employment issues, social security and environmental protection, to take into account the growing contradictions between historical, technological and biological processes, as well as to understand the role of political, social and “expert” actors and the way in which they produce complex and conflicting dynamics on the ground. As a matter of fact, labor, welfare and sustainability scholars still struggle to promote integrated research processes to better understand the dynamics of the crisis, its employment-related effects and the responses put in place by policies and social movements. 

In this session, we seek theoretical and empirical contributions, both in English and Italian, expanding the debate on labor and eco-social transitions. In particular, we invite papers examining three interrelated aspects: 

  • Employment risks and labour market transformations as engendered by combined ecological-technological transition programmes (e. g. green policies, energy transition plans, productive processes restructuring); 
  • The role of social and labor policies in addressing the eco-social crisis and the possible emerging patterns of JT (e. g. minimum/basic income, working time reduction, social investment and active labor policies, long-life learning, green job creation, etc.); 
  • Working-class environmentalism in the context of CJ and the interplay – conflictual or convergent – between trade unions and environmental justice movements. 

In particular, we welcome papers which contribute to respond to the following questions: 

  1. How can we advance conceptual understanding of labor and welfare transformations from a JT, SW or CJ perspective? 
  2. How can we generate new empirical data on workplace and social implications of ecological transitions in both large-scale and context-based research projects? 
  3. Which methods may be useful for investigating complex processes on the ground where social and political actors face multiple trade-offs and conflicts? 

 

 

Trasformazioni del lavoro e transizione ecologica: 

lavoro, welfare e movimenti sociali nell’era della giustizia climatica 

La crescente consapevolezza intorno ai rischi ambientali ha portato gli studiosi nel campo delle politiche, dei movimenti sociali e del lavoro a riconoscere la necessità di nuovi paradigmi socio-economici per affrontare la crisi di un modello di sviluppo sempre più insostenibile. In particolare, il dibattito ha messo in luce le potenziali contraddizioni tra le crescenti richieste di protezione, la trasformazione dei processi produttivi e l’emergere di nuovi rischi socio-ambientali prodotti dal cambiamento climatico. Concetti come giusta transizione (GT), welfare sostenibile (WS), e giustizia climatica (GC) sono stati elaborati per analizzare e affrontare le questioni sociali emergenti con la crisi ecologica e le risposte messe in campo per contrastarla. 

Ad oggi, tuttavia, appare ancora difficile per la ricerca sociale affrontare in modo efficace e sulla base di un approccio integrato le crescenti contraddizioni tra processi storici, tecnologici e biologici, i possibili trade-off tra questioni occupazionali, sicurezza sociale e tutela dell’ambiente, e i conflitti emergenti tra attori diversi (politici, sociali ed “esperti”) nei diversi contesti. 

In questa sessione sono dunque benvenuti contributi teorici e empirici, sia in italiano che in inglese, che amplino il dibattito su lavoro e welfare nella transizione ecologica, con particolare attenzione alle dinamiche della crisi, i suoi effetti occupazionali e le risposte messe in campo dalle politiche e dai movimenti sociali. In particolare, invitiamo a presentare articoli che esaminino tre aspetti interconnessi: 

  • I rischi per l’occupazione e le trasformazioni del mercato del lavoro generate da programmi combinati di transizione ecologica e tecnologica (es: politiche ambientali, piani di transizione energetica, ristrutturazione dei processi produttivi); 
  • Il ruolo delle politiche sociali e del lavoro nell’affrontare la crisi eco-sociale e i possibili modelli emergenti di GT (es. reddito minimo/di base, riduzione dell’orario di lavoro, social investment e politiche attive del lavoro, formazione permanente, creazione di posti di lavoro verdi, ecc.) 
  • L’ambientalismo operaio nel contesto di GC e l’interazione – conflittuale o convergente – tra sindacati e movimenti per la giustizia ambientale. 

In particolare, accogliamo con interesse paper che possono contribuire a rispondere alle seguenti domande: 

  1. Come favorire avanzamenti teorico-concettuali delle trasformazioni del lavoro e del welfare da una prospettiva GT, WS o GC? 
  2. Come possiamo migliorare le nostre conoscenze e la costruzione di dati empirici sul lavoro e le implicazioni sociali delle transizioni ecologiche attraverso progetti di ricerca sia a larga scala che dentro specifici contesti territoriali? 
  3. Quali metodi possono essere efficaci per osservare sul campo processi complessi dove il confronto tra attori sociali e politici fa emergere molteplici trade-off e conflitti? 

 

Contatti coordinatori:

 Maura Benegiamo mbenegiamo@gmail.com 

Marta Bonetti marta.bonetti@for.unipi.it (Contact person) 

Emanuele Leonardi emanuele.leonardi3@unibo.it 

Matteo Villa  matteo.villa@unipi.it 

Sessione 11 – Prima e oltre la pandemia: il controllo della salute come questione organizzativa fra tecnologie e pratiche emergenti

Coordinatori: Francesco Miele (Università di Padova); Paolo Rossi (Università di Milano Bicocca)

La tutela e il miglioramento delle condizioni di salute dei lavoratori sono una sfida che, da tempo, molte organizzazioni hanno raccolto e intrapreso. Questo percorso delinea una progressiva transizione da forme più circoscritte di protezione dai rischi correlati alle mansioni produttive, verso la promozione della salute intesa in termini più ampi e sfaccettati. Le attività di promozione della salute includono ora un insieme di interventi organizzativi, frequentemente supportati da tecnologie (es. wearables, mobile app, ecc.) e infrastrutture (es. spazi per l’attività fisica, programmi di bike sharing, ecc.), finalizzati a orientare gli stili di vita dei lavoratori (es. alimentazione, attività fisica, mobilità, gestione dello stress quotidiano) per renderli più consoni alle linee guida vigenti nel campo della prevenzione. Tale obiettivo può essere perseguito intervenendo direttamente sugli ambienti di lavoro o proponendo servizi e altri benefit dei quali i lavoratori possano godere anche al di fuori dell’ambiente di lavoro (es. convenzioni con palestre, centri sportivi, assicurazioni integrative per le spese di assistenza sanitaria, ecc.).

Questo fenomeno è stato considerato coerente con i principi del pensiero neoliberista, da un lato, perché può abilitare un controllo top-down da parte dei datori di lavoro sui cittadini, dall’altro, perché innesca processi di auto-disciplinamento in cui il sé del lavoratore viene rimodellato sulla base di interessi istituzionali e organizzativi e la gestione del rischio di salute diviene “un’impresa morale relativa a questioni di autocontrollo, conoscenza di sé e miglioramento di sé” (Lupton, 2013: 122). Pur tuttavia, si tratta di un fenomeno che, per molti versi, può alimentare delle condizioni di mutual gain tra imprese e lavoratori, laddove i destinatari di simili iniziative traggano dei benefici che riconoscono come vantaggiosi..

La crisi pandemica ha reso ancora più complesso l’intreccio tra salute, tecnologie e controllo sui luoghi di lavoro. Il lavoro da remoto, adottato a fini preventivi per limitare il contagio, ha spesso portato a intensificare sia i ritmi produttivi che la porosità dei confini lavoro/vita privata generando, paradossalmente, nuove problematiche di salute e facendo emergere pratiche individuali e collettive per la loro gestione. In questo scenario, le organizzazioni lavorative sono diventate un vero e proprio strumento d’attuazione di politiche di sanità pubblica in materia di contrasto e prevenzione della pandemia: si pensi, per esempio, alla verifica, attraverso appositi dispositivi di controllo e tracciamento, delle possibilità di accedere a luoghi di lavoro o altri contesti di socialità.

La sessione si propone di indagare in profondità gli intrecci esistenti tra organizzazione, salute e processi di controllo supportati tecnologicamente. In particolare, si invitano riflessioni, sia empiriche che teoriche, riguardanti (ma non limitate a) i seguenti aspetti:

  • Progettazione di interventi organizzativi tecnologicamente supportati nel campo della salute;
  • Tecnologie indossabili e gestione degli stili di vita;
  • Remote working, salute e benessere organizzativo;
  • Pratiche di appropriazione e resistenza verso le tecnologie per la salute;
  • Conflitti e rinegoziazioni tra interessi istituzionali, organizzativi e individuali nel campo della salute;
  • Tecnologie di tracciamento e gestione della pandemia sui luoghi di lavoro;
  • Tecnologia e salute nelle organizzazioni;
  • Metodologie per studiare l’intreccio tra salute, tecnologie e controllo sui luoghi di lavoro.

Contatti coordinatori: Francesco Miele (francesco.miele@unipd.it); Paolo Rossi (paolo.rossi@unimib.it)

Sessione 10 – La Social Network Analysis come strumento per la comprensione delle attuali trasformazioni socio-economiche

Coordinatori: Federico Bianchi (Università degli Studi di Milano);  Niccolò Casnici (Università degli Studi di Brescia);  Antonello Podda (Università di Cagliari)

Sulla scia della celebre ricerca di Mark Granovetter sul mercato del lavoro di Boston, la comunità scientifica ha prodotto una grande mole di studi sul tema delle reti sociali, dando vita ad un ricco filone di letteratura socio-economica. Il successo di questi studi si deve non solo alla potenza analitica della metodologa utilizzata – la Social Network Analysis (SNA) -, ma soprattutto alla sua efficacia nel catturare le complesse interdipendenze che legano attori economici e sociali in un mondo sempre più connesso e globalizzato.

Nel campo della sociologia economica sono numerose le applicazioni della SNA. In particolare, l’analisi delle reti sociali risulta cruciale non solo per comprendere le dinamiche d’ingresso nel mercato del lavoro, ma anche per studiare la crescente fluidità delle carriere, i fenomeni di segregazione orizzontale e verticale, l’economia sommersa e i mercati illegali, l’impatto della tecnologia sulle relazioni inter e intra-organizzative, l’emergere di nuove professioni e di forme inedite di (auto)imprenditorialità, i processi di trasformazione delle organizzazioni in relazione all’emergenza ambientale e pandemica, e l’affermarsi di nuovi paradigmi come la “sharing economy” e la “gig economy”. Di fronte alle sfide di una realtà che cambia velocemente, la SNA mette a disposizione metodologie adatte non solo a descrivere i processi di trasformazione e mutamento, ma a comprenderne i meccanismi generativi, rendendo possibile studiare i processi di co-evoluzione tra comportamenti individuali, dinamiche di gruppo e assetti macro.

Obiettivo principale della sessione è raccogliere contributi che utilizzano l’approccio della SNA per lo studio dei fenomeni socio-economici, quali il mercato del lavoro, lo sviluppo locale, i cambiamenti dei modelli di governance, l’imprenditorialità, la finanziarizzazione dell’economia e della società, l’affermarsi di nuove forme di scambio economico-sociale, la stratificazione socio-economica delle popolazioni, i processi di transizione ecologica.

Contatti coordinatori: Federico Bianchi (federico.bianchi1@unimi.it); Niccolò Casnici (niccolo.casnici@unibs.it); Antonello Podda (podda@unica.it)

 

Sessione 9 – Transizioni digitali: continuità e discontinuità in mercati, organizzazioni e lavoro

Coordinatori: Davide Arcidiacono (Università degli Studi di Catania); Attila Bruni (Università degli Studi di Trento); Laura Sartori (Università degli Studi di Bologna)

Le tecnologie digitali e i processi di digitalizzazione (tanto sotto forma di software, algoritmi e sistemi di d’intelligenza artificiale, quanto di infrastrutture informative, piattaforme e nuovi modelli di business) si presentano come un ecosistema plurale di disegni organizzativi e di pratiche lavorative che aprono nuovi mercati o ri-configurano e re-intermediano quelli esistenti, modificando altresì tradizionali dicotomie spaziali (prossimità-lontananza, privato-pubblico, virtuale-reale).

La pandemia ha rappresentato in questo senso un acceleratore di questi processi, radicalizzando una sorta di “soluzionismo” tecnologico che è stato in qualche modo trasfuso sia nelle attività sperimentate durante la crisi sanitaria (si pensi alla digitalizzazione di molti servizi della PA o alle diverse forme di lavoro da remoto), sia nell’immaginario e nella progettazione del dopo pandemia. La transizione verso il digitale, tuttavia, non è guidata soltanto dalla disponibilità di offerta delle tecnologie contemporanee, ma anche dalla possibilità di disporre di lavoratori variamente qualificati (e localizzati) che, a diversi livelli e in diversi stadi, lavorano per le tecnologie, ad esempio anche solo prendendosi cura della loro implementazione e manutenzione. Per altrettanto, gli algoritmi sono programmati in continuità con modelli organizzativi tradizionali, anche nelle imprese votate alla digitalizzazione innovativa (es: Amazon), per cui le tecnologie sono utilizzate per riprodurre ed affinare sistemi e pratiche di controllo del lavoro tipiche dei modelli fordisti. Le piattaforme digitali stesse sembrano sposare un modello organizzativo non così diverso da quello delle adhocrazie e tendono a essere soggette a diverse pressioni isomorfiche.

A fronte dei processi di digitalizzazione del lavoro e di virtualizzazione e frammentazione dei processi organizzativi, numerose pratiche lavorative e organizzative conservano però la loro materialità. Chiamano in causa oggetti, artefatti, corpi e movimenti, fino alla ri-valorizzazione e al recupero di attività lavorative tipicamente manuali e artigianali (tanto nella manifattura, nella cura alla persona o nell’agri-food), spesso quale garanzia di autenticità e in opposizione alla perdita di contatto con un mondo sempre più astratto e impalpabile.

Con questa sessione siamo quindi interessati a raccogliere contributi orientati a:

  • evidenziare, le continuità/discontinuità tra forme ‘analogiche’ e ‘digitali’ di lavoro, organizzazione e costruzione dei mercati, nonché le loro convergenze e divergenze;
  • mostrare lo stratificarsi di tecnologie e pratiche di lavoro, insieme all’ibridazione delle strutture organizzative e alla costruzione di mercati dai confini sempre più complessi;
  • interrogare criticamente i processi di transizione al digitale, a partire dagli attori organizzativi e dal lavoro online e offline che tali processi chiamano in causa, anche da un prospettiva storico-longitudinale;
  • aprire la scatola nera di algoritmi e sistemi d’intelligenza artificiale, mostrando tutto il lavoro di backstage a cui sono chiamati gli umani (“ghost workers”), che devono pulire e categorizzare i dati per allenare tali sistemi;
  • riflettere teoricamente e metodologicamente sulle sfide che la coesistenza di sistemi analogici e digitali di lavoro, organizzazione e scambio economico pongono agli approcci sociologici tradizionali.

Contatti dei coordinatori: Davide Arcidiacono (davide.arcidiacono@gmail.com); Attila Bruni (attila.bruni@gmail.com); Laura Sartori (l.sartori@unibo.it)

Sessione 8 – Nuove prospettive sul conflitto di lavoro e le forme di organizzazione e rappresentanza collettiva dei lavoratori

Coordinatori: Maurizio Atzeni, CEIL Conicet Argentina; Lorenzo Cini, University College Dublin; Elisabetta Della Corte, Universita’ della Calabria; Marco Marrone, Università del Salento; Sabrina Perra, Universita’ di Cagliari

Questa sessione si propone di offrire una spazio di riflessione in ambito marxista sulle trasformazioni contemporanee del lavoro, sui conflitti che si generano e sulle forme di rappresentanza collettiva dei lavoratori. Questi studi sono sempre stati al centro del campo di analisi della sociologia del lavoro, impiegando la lente del conflitto tra capitale e lavoro per leggere i più generali mutamenti delle società, non solo nelle società industriali fordiste dell’occidente, ma anche – seppur meno noti – fuori da questi confini interpretando contesti sociali e sistemi regolativi differenti. Nella contemporaneità le trasformazioni del lavoro, i significati individuali e collettivi che ha assunto, la sua dimensione marcatamente transnazionale hanno minato l’efficacia delle categorie analitiche e le corrispondenti tecniche empiriche proposte in ambito istituzionalista, dove il conflitto capitale-lavoro e’ stato progressivamente analizzato (per es. gli studi sulle relazioni industriali). Questi paradigmi teorici, che pure hanno offerto interessanti e proficue linee di interpretazione, faticano rispetto alle forme attuali del lavoro, dei suoi contenuti, della sua divisione internazionale, dei processi della regolamentazione. La diffusione del lavoro precario, i lavori di piattaforma e digitalizzati, il lavoro delle persone migranti, il lavoro riproduttivo in ambito pubblico e privato, sono solo alcuni degli ambiti di mutamento che impongono l’introduzione di paradigmi teorici critici che offrano l’opportunità di considerare i fattori della differenziazione sociale nei processi di produzione e riproduzione delle disuguaglianze. Tutti questi ambiti non solo interrogano dicotomie concettuali classiche (formale/informale; produttivo/non produttivo; manifatturiero/dei servizi), radicate nel modello di accumulazione fordista, ma mettono in evidenza l’esistenza di forme di lotta, organizzazione e rappresentanza che interrogano la forma sindacale tradizionale e, con questa, gli strumenti utilizzati dai lavoratori per promuovere sistemi di protezione e tutela dei diritti. È, dunque, nell’obiettivo di comprendere le complessità e il ruolo che queste ri-articolazioni giocano, tanto nella sfera economica quanto nella società del suo complesso, che riteniamo l’approccio utilizzato in questa proposta uno strumento centrale per comprendere le linee di trasformazione del presente. Un secondo obiettivo non meno importante di questa sessione è quella di favorire la costruzione di un’area di studio interdisciplinare internazionale sul lavoro. Intendiamo infatti l’evento di Sisec come uno dei momenti di confronto sui temi del conflitto di lavoro, le forme di organizzazione e le reconfigurazioni di classe avviato con un numero speciale da pubblicarsi su quattro riviste internazionali nel 2023 e che prevede altri incontri alla ILPC di Padova (Aprile 2022) e Alast di Santago de Cile (Luglio 2022). Inoltre, la sessione potrà costituire un’occasione per riunire studiosi italiani che lavorino in ambito internazionale e che possano contribuire direttamente al dibattito della sociologia economica e del lavoro, anche ponendola in più stretta collaborazione con studiosi di movimenti sociali, della sociologia politica, di studi gramsciani, di antropologia del lavoro, di studi sul Global South.

Contatti dei coordinatori:

Maurizio Atzeni (matzeniwork@gmail.com)
Lorenzo Cini (lorenzo.cini@sns.it)
Elisabetta Della Corte (elisabetta.dellacorte@unical.it)
Marco Marrone (marco.marrone@unive.it)
Sabrina Perra (mperra@unica.it)

Sessione 7- Professioni in transizione e la crisi pandemica

Coordinatori: Stefano Neri (Università di Milano), Elena Spina (Università Politecnica delle Marche), Giovanna Vicarelli (Università Politecnica delle Marche)

Nell’ambito della sociologia delle professioni, il concetto di transizione costituisce uno dei pilastri concettuali della letteratura di settore. Da un lato è lo stesso progetto professionalizzante intrapreso dalle occupazioni a configurare una transizione verso “la terra promessa del professionalismo” (Wilensky, 1964). Dall’altro, con il termine transizione si fa rifermento al ruolo dei professionisti nel più generale processo di mutamento sociale ed economico, così come agli effetti sulla natura e l’esercizio delle professioni di questi cambiamenti. D’altro canto, i processi trasformativi in atto, ben evidenziati nelle 6 missioni del Pano nazionale di ripresa e resilienza, legati ai cambiamenti climatici, alla rivoluzione tecnologica e digitale, alla transizione demografica ed epidemiologica, stanno sfidando ulteriormente le professioni e le loro modalità di agire, stimolando anche la creazione di nuovi sentieri di professionalizzazione.

La sessione accoglie contributi di studiosi, anche afferenti a discipline diverse da quella sociologica o che adottino un approccio multidisciplinare, che affrontino il tema della transizione delle professioni e delle sfide poste dalla crisi pandemica. In particolare, saranno apprezzati lavori, di carattere storico-comparato, che si focalizzino sui nuovi e vecchi campi di tensione: all’interno di ciascuna professione (giovani generazioni vs generazioni più mature), tra gruppi professionali diversi (collaborazione vs competizione), tra professioni e occupazioni (nuovi lavori tecnici vs profili professionali tradizionali). Saranno attentamente considerati anche i contributi che analizzino gli effetti della crisi pandemica sui processi di transizione, in corso da tempo, che riguardano i rapporti di genere all’interno delle professioni, con i fenomeni di femminilizzazione, e lo statuto giuridico del lavoro dei professionisti, con l’affermazione di nuove forme di lavoro autonomo e parasubordinato, promossa anche dalle nuove tecnologie.

PROFESSIONS IN TRANSITION AND THE PANDEMIC CRISIS

In the field of sociology of professional groups, transition is one of the main conceptual pillars. On the one hand, the process of professionalization undertaken by occupations outlines a transition towards “the promised land” of professionalism (Wilensky, 1964). On the other hand, the term transition refers to the role of professionals in the more general process of social and economic change, as well as to the effects of these changes on the nature and the practice of the professions. Moreover, the ongoing transformative processes, highlighted in the 6 missions of the National Recovery and Resilience Plan linked to climate change, the technological and digital revolution, demographic and epidemiological transition, are further challenging the professions and their ways of acting, as well as stimulating the creation of new paths of professionalization.

The session welcomes contributions from scholars, including those from disciplines other than sociology or those adopting a multidisciplinary approach, who address the issue of the transition of the professions and the challenges posed by the pandemic crisis. In particular, papers adopting a comparative-historical approach that focus on new and old areas of tension will be appreciated: within each profession (younger generations vs. older generations), between different professional groups (collaboration vs. competition), between professions and occupations (new technical jobs vs. traditional professional profiles). Careful consideration will also be given to contributions analysing the effects of the pandemic crisis on the transition processes that had already been underway, those which concern gender relations within the professions, with the phenomena of feminisation, and the legal status of the work of professionals, with the affirmation of new forms of autonomous and para-subordinate work, also promoted by new technologies.

Contatti dei coordinatori: Stefano Neri (stefano.neri@unimi.it); Elena Spina (e.spina@staff.univpm.it); Giovanna Vicarelli (m.g.vicarelli@univpm.it)

Sessione 6 – From crisis to crisis: public sector work, welfare and governance in the XXI century’s transitions

Coordinatori: Donato Di Carlo (Max Plank Institute); Anna Mori (Università di Milano La Statale).

Political economy has thrived as a discipline centred on the study of the dialectical relationship between states and markets, with scholars advancing different views on the why and how the one should prevail over the other in the organization of socioeconomic relationships within capitalist societies. The states-markets nexus has evolved through different stages in Europe’s post-war history. During Europe’s “golden age” the active Keynesian state took on an unprecedented role in the promotion, regulation and governance of domestic markets, through active fiscal and industrial policy and the expansion of welfare programs as well as state bureaucracies. With the deepening of the European regulatory state, the spread of the New Public Management paradigm, and increasing globalization of product and financial markets, nation states’ authority has been increasingly challenged since the 1980s. As a result, over the last thirty years of the XX century, the capacity of the state to govern markets has gradually eroded under the blows inflicted by permanent austerity, privatizations and market-enhancing structural reforms. Yet, from crisis to crisis, the state is back – demonstrating once again its centrality for society and markets as the provider of public goods and essential service, as the single largest employer in the economy, as a regulatory authority and provider of last-resort capital to ailing firms. In particular, the Covid-19 pandemic and the ever-urgent need for a greener economy have ushered in an era of renewed state activism in policy realms as various as healthcare management, labour market regulation, provision of public services, the support and recovery of the national economy and the citizenship. In this vein, the session calls for contributions examining the role of the state and of the public sector in its multifaceted and multilevel function not only in the current transition phase – in midst of a global pandemic – but from a broader, diachronic, perspective by considering the main dynamics taking place in the following realms:

  • the state intervention to pilot and coordinate the post-pandemic recovery;
  • the state intervention in the economy and in the labour market in the aftermath of the crisis; ▪ the political economy of the public sector;
  • the reform of the public administration, including the digitalization of the public services, new forms of work organization;
  • the regulation of labour and employment relations in the public sector, including the role of the trade unions;
  • the structure and provision of public and essential services and the valorisation of public work.

The session welcomes contributions in Italian and English.

Contatti dei coordinatori: Donato Di Carlo (ddc@mpifg.de); Anna Mori (anna.mori@unimi.it)

Sessione 5 – Dark side dell’organizzazione e delle tecnologie nei processi di trasformazione

Coordinatori: Maurizio Catino (Università di Milano Bicocca), Ivana Pais (Università Cattolica del Sacro Cuore), Lia Tirabeni (Università di Milano Bicocca)

Obiettivo di questa sessione è di analizzare il dark side dell’organizzazione, con particolare riferimento sia alle nuove tecnologie, sia alla fase di cambiamento e transizione. Gli studi organizzativi e del lavoro hanno privilegiato, tranne alcune eccezioni, lo studio delle organizzazioni legali e degli elementi più visibili delle organizzazioni. Il risultato è che, sebbene gli studi organizzativi abbiano un’utile cassetta di strumenti, categorie e concetti per studiare il dark side, il loro contributo rimane limitato.

Con dark side si intende un evento, un’attività o una circostanza che si verifica in un’organizzazione formale complessa, o è da essa prodotta, e che si discosta dai fini formali prestabiliti, dagli standard normativi o dalle aspettative producendo risultati subottimali.

Il dark side è prodotto sia intenzionalmente, attraverso comportamenti devianti (wrongdoing, misconduct, crimini d’impresa) che involontariamente, attraverso comportamenti conformi alle norme ma generatori di effetti non intenzionali e indesiderati (errori, incidenti, effetti perversi delle politiche, ecc.).

Gli studi sul dark side delle organizzazioni hanno evidenziato in molti casi la natura fisiologica della devianza organizzativa, restituendo un’immagine delle organizzazioni differente – seppur complementare – da quella classica di strumento razionale e meccanismo di coordinamento delle attività umane per la realizzazione di obiettivi (Vaughan, 1999; Palmer, 2012; Catino, 2013). Lo studio dei risultati sub-ottimali delle organizzazioni, dunque, non può limitarsi alla sfera dell’azione individuale, ma deve comprendere il contesto ambientale e organizzativo in cui l’individuo agisce. Alcuni autori hanno evidenziato il dark side di strutture e processi organizzativi con riferimento, ad esempio, alle decisioni manageriali (Boddy, 2006), alla cultura organizzativa (Van Rooij e Fine, 2018), all’innovazione (Zibarras, Port e Woods, 2008), Altri, hanno studiato la dimensione extra-organizzativa del dark side attraverso una prospettiva socioeconomica e in particolare il business internazionale (Batra, 2007), il capitale sociale (Graeff, 2009; Manning, 2010) e il transfer pricing (Sikka e Willmott, 2010). Infine, altri studiosi ancora, hanno sottolineato la necessità di adottare un approccio multi-livello allo studio del dark side delle organizzazioni e di analizzare l’interazione tra processi cognitivi, strutture e processi organizzativi e meccanismi istituzionali (Vaughan, 1999; Catino, 2013).

La ricerca sul dark side delle organizzazioni è particolarmente rilevante per analizzare e comprendere l’attuale fase di transizione. Infatti, le organizzazioni possono essere uno strumento che agevola le trasformazioni, ma il loro ruolo può anche essere quello – assai meno positivo – di generatori e catalizzatori di comportamenti e fenomeni devianti ed effetti perversi. Se, da un lato, vi sono coloro che enfatizzano la natura aperta, democratica e innovativa delle organizzazioni, così come la loro capacità di generare valore per la società e di configurarsi quindi come strumento di liberazione, numerose sono le posizioni critiche che, al contrario, interpretano le organizzazioni come mezzo di oppressione e controllo sociale, ulteriormente potenziato da tecnologie digitali sempre più pervasive (Braverman, 1974; Fleetwood e Ackroyd, 2004; Thompson e O’Doherty, 2009; Zuboff, 2019). Da questo punto di vista, alcuni casi eclatanti (si pensi, ad esempio, a Uber o Amazon) hanno reso evidente l’importanza di studiare gli aspetti più oscuri delle organizzazioni.

La sessione

Qual è dunque il ruolo dell’organizzazione e, in particolare, il ruolo del suo lato dark, nella transizione che stiamo vivendo? Questa è la domanda da cui desideriamo partire. La sessione vuole tematizzare, in particolare, il lato oscuro delle organizzazioni e il ruolo giocato dalle tecnologie nell’enfatizzare (o meno) tale lato innescando, per esempio, inedite dinamiche di potere e controllo e/o inasprendo processi di sorveglianza e automazione spinta. In sintesi, la sessione accoglie contributi teorici ed empirici che, da prospettive e con metodologie diverse, analizzino il ruolo del dark side(s) dell’organizzazione nei processi di trasformazione. Alcune domande a cui la sessione invita a rispondere sono le seguenti:

  • Come si configura il complesso rapporto tra dark side dell’organizzazione, tecnologia e processi di trasformazione?
  • In quale modo gli aspetti tecnologici possono influenzare il dark side delle organizzazioni?
  •  In che modo il dark side dell’organizzazione si offre come vincolo o, al contrario, come opportunità per la transizione?
  • Quando il dark side si trasforma in bright side?
  • Quali metodologie e approcci teorici per studiare la relazione fra dark side dell’organizzazione e nuove tecnologie?
  • In quale modo alcune caratteristiche dell’organizzazione (es. decentramento organizzativo, esternalizzazioni, relazioni di lavoro, ecc.) possono favorire wrongdoing e misconduct nelle imprese come, ad esempio, frodi fiscali, illeciti nell’assegnazione dei sub-appalti, corruzione ed altri forme di devianza?

Contatti dei coordinatori: Maurizio Catino (maurizio.catino@unimib.it); Ivana Pais (ivana.pais@unicatt.it); Lia Tirabeni (lia.tirabeni@unimib.it)

Sessione 2 – Fare sociologia del lavoro tra questione empirica e questione metodologica.

Coordinatori: Gianluca De Angelis (Ires Emilia-Romagna), Daniele Di Nunzio (Fondazione Di Vittorio), Alessandro Gentile (Universidad de Zaragoza) e Fabrizio Pirro (Università di Roma «La Sapienza»)

Ai diversi processi di cambiamento che già da tempo interessavano il mondo del lavoro si sono sommati quelli legati alla pandemia di COVID-19, evento imprevisto e imprevedibile. Il lavoro da casa, la diffusione capillare delle tecnologie informatiche, non sono nati con la pandemia, ma con la pandemia hanno assunto una rilevanza inedita. Parallelamente, le diseguaglianze sul mercato del lavoro si sono rafforzate, ad esempio, rendendo “indispensabili” lavori che venivano svolti ai limiti dell’invisibilità o prendendo la forma dell’aumento dell’inattività femminile, per lo più dovuta alla cura o alla sua forte concentrazione in determinati segmenti, come i servizi di ristorazione e commerciali. La situazione attuale è notevolmente più complessa di tre anni fa, quando ancora il virus non si era manifestato. Ciononostante, consideriamo opportuno superare la facile retorica della “nuova normalità”, per cui «tutto è cambiato» e «niente sarà più come prima», e quindi riteniamo indispensabile ricostruire empiricamente quanto è accaduto e sta accadendo sul lavoro. Pensiamo sia fondamentale ad esempio capire come si è distribuita tra i settori e tra le posizioni professionali la nuova geografia dei tempi e dei luoghi di svolgimento delle attività lavorative, dal momento che non tutti i lavori possono essere stati ridisegnati sulla base delle restrizioni poste dalla pandemia; riteniamo altrettanto importante conoscere le forme e i contenuti dei processi di regolazione che ne sono conseguiti a livello di singole imprese o di interi settori, cogliendo il ruolo e le strategie dei singoli e delle loro organizzazioni di rappresentanza; consideriamo indispensabile capire anche quanto il cambiamento che osserviamo sia caratterizzato da elementi di novità sostanziale e quanto invece si configuri più semplicemente come un’intensificazione di processi già in atto. Lo studio del cambiamento sul campo si lega strettamente anche ai modi con i quali studiarlo. I nuovi campi di indagine sono caratterizzati da un’estrema frammentazione, dinamicità, diversificazione, dalla scala globale dei fenomeni, che rende i processi di lavoro altamente complessi, così come quelli di dominazione e soggettivazione. Le forme contemporanee di impiego riducono la portata descrittiva degli indicatori del mercato del lavoro, così come delle grandi indagini campionarie, che pure ci hanno permesso di conoscere il lavoro industriale. Al tempo stesso, l’articolazione complessa delle catene del valore e dei percorsi di vita e lavoro ostacola le indagini qualitative. Alcuni temi sempre più rilevanti, come la questione ambientale, la digitalizzazione, la pandemia di COVID-19, comportano il bisogno per le scienze sociali di connettersi ad altre discipline. Le modalità di indagine cercano di adeguarsi al cambiamento con l’obiettivo si spiegarlo nelle sue varie forme. Negli ultimi anni sono state condotte indagini con tecniche innovative, sia adattando quelle già consolidate sia avventurandosi in ambiti meno esplorati, ibridi e interdisciplinari. In questo modo fare sociologia del lavoro non può che caratterizzarsi nella costante duplice attenzione da un lato alla rilevazione sul campo dei fenomeni e dall’altro al modo con il quale ciò avviene. Si tratta di due questioni fondamentali, epistemologicamente alla base della disciplina. La prima, la questione empirica, afferma l’indispensabilità, una volta definito l’oggetto di indagine, di acquisire sul campo di indagine la conoscenza dei fenomeni prima di ogni considerazione su di essi; la seconda, la questione metodologica, pone costantemente l’attenzione sul modo con il quale ci avviciniamo e analizziamo il campo di indagine per acquisire le conoscenze attese. L’obiettivo della call è duplice. Da un lato mettere a confronto i risultati di indagini, anche internazionali, sul cambiamento, supposto o reale, in corso. Ad esempio, indagini svolte durante la fase del confinamento o durante quelle successive e più recenti, presentando contributi che ricostruiscono, da un lato, le modalità organizzative e lavorative adottate in risposta alla pandemia in diversi settori produttivi e di impiego o che danno conto di quanto è avvenuto e sta avvenendo sul piano della loro regolazione. Allo stesso modo indagini che danno conto degli assetti conseguenti alla lunga transizione avviata alla fine del Novecento, in termini per esempio di digitalizzazione produttiva ma anche di maggiore flessibilità contrattuale, alla quale la pandemia si è aggiunta in maniera repentina, favorendo novità che, per quanto innovative, restano in linea con gli sviluppi che stavamo osservando negli ultimi decenni. Dall’altro lato riteniamo indispensabile porre l’attenzione oltre che sui risultati anche sulle strade intraprese, rendendo il farsi della ricerca un campo di indagine in sé, stimolando cioè la proposta di contributi, anch’essi internazionali, che possano favorire la discussione sulle questioni metodologiche, sui problemi incontrati per le analisi quantitative e qualitative, sulle soluzioni individuate, sul rinnovamento delle pratiche di indagine, sui loro limiti e opportunità, sul senso stesso dell’azione scientifica per il ricercatore, soprattutto nel solco dell’interdisciplinarità, dell’ibridazione dei metodi, della sperimentazione delle tecniche, del suo rapporto con l’oggetto d’indagine.

Contatti dei coordinatori: Alessandro Gentile (agentile@unizar.es); Fabrizio Pirro (fabrizio.pirro@uniroma1.it); Gianluca De Angelis (gianluca.deangelis@er.cgil.it); Daniele Di Nunzio (d.dinunzio@fdv.cgil.it)

Sessione 1 – Trasformazioni del capitalismo e del lavoro nella transizione ecologica. Filiere produttive, lavoro, platform economy e dilemmi ambientali

Coordinatori: Domenica Farinella, Università degli Studi di Messina; Giorgio Pirina, Università di Venezia; Marco Alberio, Università di Bologna; Alessandra Corrado, Universitá della Calabria; Dario Padovan, Università di Torino; Federica Viganò, Libera Università di Bolzano; Valter Zanin, Università di Padova

La sessione si propone di esplorare le trasformazioni del capitalismo e del lavoro nella transizione ecologica attraverso la lente della sostenibilità, economica, sociale ed ambientale. Nella letteratura internazionale vi è una sempre maggiore attenzione all’analisi delle filiere produttive globali e del lavoro (anche e soprattutto digitale) in una prospettiva critica che evidenzia l’intersezionalità delle forme di disuguaglianza contemporanea e la materialità dei processi di estrazione di valore del capitalismo contemporaneo. La crisi pandemica ha ulteriormente rilanciato questo dibattito, mostrando il progressivo disembeddedness dell’economia, l’insostenibilità e le contraddizioni che intersecano le catene del valore delle materie prime e dei beni intermedi, come ad esempio: la dipendenza dalle importazioni di materie prime e da input produttivi sempre più costosi (energia, acqua, gasolio, fertilizzanti e concimi, semi, tecnologia, genetica….); la platformizzazione dell’economia e le tensioni tra digitale, transizione energetica ed estrazione di materie prime critiche (come litio, cobalto, nickel ecc.), con i conseguenti impatti sui sistemi socio-territoriali; la crescente informalizzazione e precarizzazione di imprese e lavoratori; le pressioni sui prezzi all’interno di filiere sempre più verticalizzate ed esposte alla competizione internazionale; i rischi epidemiologici associati alle produzioni intensive, alle incertezze legate a sistemi logistici complessi, di trasporto e distribuzione.

L’aggravarsi della questione ambientale inoltre stimola a riflettere su come ripensare modelli di economia circolare e sostenibile, in grado di riarticolare i complessi rapporti tra società, economia e ambiente, valorizzando due concetti tra loro interconnessi: trasformazione e transizione. Il concetto di trasformazione tradizionalmente implica un processo dal basso (bottom-up) e a un cambiamento dei valori e delle interazioni tra gli esseri umani e la natura. La transizione, invece, fa riferimento a un cambiamento sistemico e strutturale che si costruisce nel lungo periodo, attraverso leggi e precisi assetti politico-istituzionali, ma che inizialmente è prodotto da movimenti di nicchia che inizialmente coinvolgono ristrette cerchie sociali. Come rispondere ai problemi di accesso e soddisfazione dei bisogni al contempo rispettando e ripristinando gli eco-sistemi, riconoscendo la giusta remunerazione a lavoratori e produttori e garantendo una piena cittadinanza sociale? Come promuovere uno sviluppo sostenibile delle comunità locali e una professionalizzazione dei lavori verdi, basata su una forte consapevolezza ecologica?

Sono queste le domande che si pone questa sessione, invitando contributi di ricerca empirica trasversali alle diverse discipline che si focalizzino in particolare su:

  • Funzionamento delle filiere industriali e dell’agri-food, cambiamento delle forme di organizzazione del lavoro e nuove forme di socialità e conflittualità dei lavoratori/trici;
  • Dilemmi dell’industria 4.0, dell’agricoltura 4.0 e della finanza verde e conseguenze ecologiche;
  • Questioni connesse all’utilizzo delle nuove tecnologie sul lavoro e sui lavoratori: case studies sul lavoro di piattaforma, implicazioni dell’IA, neofordismo tecnologico e standardizzazione, impatto dell’informalizzazione e digitalizzazione “coatta” sulla salute dei lavoratori, potenzialità delle blockchain, ecc.;
  • Impatto delle tecnologie digitali sul cambiamento climatico e sull’inquinamento ambientale;
  • Pratiche di transizione ecologica ed energetica, reti collaborative e comunità ad esse connesse;
  • Sistema tecnico e la ratio energia/lavoro

Contatti dei coordinatori: Dario Padovan (dario.padovan@unito.it); Valter Zanin (valter.zanin@unipd.it); Giorgio Pirina (giorgio.pirina2@unibo.it); Marco Alberio (marco.alberio2@unibo.it); Alessandra Corrado (alessandra.corrado@unical.it); Domenica Farinella (dfarinella@unime.it); Federica Viganò (federica.vigano@unibz.it)